The art of the brick

I sogni si realizzano… un mattoncino alla volta

Nathan Sawaya

Questa è una di quelle mostre che ti fa sognare, che ti fa tornare bambino per un breve momento o per un lungo attimo, che ti fa emozionare e riflettere allo stesso tempo.
“The art of the brick” è un’incredibile esposizione nata dal genio creativo di Nathan Sawaya e che celebra la bellezza dell’arte e dei LEGO.

Quindi zaino in spalle e… si parte!

Matita gigante The art of the brick
Una matita gigante... utile per scrivere tanti pensieri!

The art of the brick: un nuovo modo per fare arte

Ho aspettato questa mostra per quasi un anno. Doveva partire a inizio di quest’anno, ma poi a causa di alcuni problemi burocratici è stata più volte posticipata. I mesi passano uno dopo l’altro. E ancora niente.
Poi il giorno clou finalmente è arrivato! Non vedevo davvero l’ora! Ero emozionatissima!

Il 10 novembre 2018 è stata inaugurata a Torino alla Promotrice delle Belle Arti la mostra che ha girato letteralmente il mondo e ha affascinato grandi e piccini.
Da New York a Londra, da Singapore a Roma. Tutti pazzi per i famosi mattoncini colorati!
Prima di iniziare con la descrizione dell’esposizione, credo che sia però doveroso parlare del suo autore: Nathan Sawaya.

Nathan Sawaya

Questa mostra è l’emblema concreto che i sogni possono trasformarsi in realtà.
Nathan Sawaya è nato il 10 giugno 1973 a Colville, Washington. Dopo aver frequentato l’università di New York, iniziò a lavorare come avvocato, ma la professione fra contratti, uffici, acquisizioni e fusioni non faceva sicuramente per lui. Così decise di abbandonare la sua carriera solida e ben avviata per dedicarsi alle sue due vere passioni: i LEGO e l’arte.
Ci sono tanti modi per fare arte “alternativa”: con il legno, con la plastica e anche con materiali di recupero, ma sicuramente i mattoncini della famosa casa danese, sono uno dei più fantasiosi!

Yellow di Nathan Sawaya
Yellow di Nathan Sawaya

The art of the brick: la mostra

La mostra “The art of the brick” si sviluppa su numerose sale per un totale di oltre 80 opere.
Come qualsiasi artista che si rispetti, Sawaya ha cercato di comunicare tramite le sue creazioni un messaggio, un’idea o più semplicemente un frammento della propria storia.
L’impressione che ho avuto passeggiando fra le diverse opere è un crescendo di pensieri e emozioni.

Si parte con creazioni relativamente semplici (anche se per me sarebbero già molto complicate) come una mela, una gigantesca matita o un gruppo di pennarrelli a cera e, poco per volta, si sale verso idee più complesse e cariche di significato.
Spesso sono emozioni che l’autore ha provato, ma che in realtà fanno parte di ciascuno di noi.
Una delle opere che più ho amato è quella del “Grasp – La stretta“, dove delle mani senza volto cercano di trattenere l’uomo che sta andando avanti. Quelle braccia rappresentano tutte le nostre paure e le persone che in qualche modo hanno cercato di ostacolarci nel nostro cammino. La vera bravura consiste nel non guardarli e continuare ad andare avanti per la propria strada.

Un mattoncino dopo l’altro

Vi siete mai chiesti come sono nati i LEGO? Quali sono le loro origini e da cosa è scaturita l’idea per questo bellissimo giocattolo?
Io si, e ho voluto creare un piccolo approfondimento proprio perché questa storia, così affascinante e interessante, merita di essere raccontata!

La nascita di una leggenda

I piccoli mattoncini LEGO sono nati nel 1949 da un’idea di Ole Kirk Kristiansen, un falegname originario della città di Billund in Danimarca. Inizialmente la sua azienda si occupava della costruzione di abitazioni e arredi interni per le fattorie della regione.

A causa di un grave incendio nel 1924 e la successiva crisi del ’29, Kristiansen decise di rivedere il suo sistema produttivo e ridurre le dimensioni dei suoi arredi in modo da velocizzare l’intero processo. Questa sarà la primissima idea che darà vita ai LEGO.

Un nuovo business

Per diversificare la produzione, l’azienda decise di impiegare una parte del legno per creare piccoli giocattoli. Erano però ancora molto lontani dai LEGO che conosciamo noi oggi!
Nel corso dello stesso periodo, si stava diffondendo all’interno delle fabbriche anche un nuovo materiale fino ad allora sconosciuto: la plastica.
Kristiansen non tardò ad introdurla nella propria linea produttiva e, grazie ad essa, realizzò il primo giocattolo modulare: un camion scomponibile, formato da diversi elementi assemblati tra loro a incastro.
Nel 1949, venne avviata la prima vera e propria produzione di mattoncini chiamati, Automatic Binding Bricks. 
Quattro anni più tardi, la famiglia decise di semplificare il nome del suo prodotto in “LEGO Mursten” (“mattoncini LEGO”).

Ci volle ancora un po’ di tempo prima che i LEGO venissero apprezzati dalla clientela e raggiungessero gli standard qualitativi attuali.

Nel 1958 Ole Kirk Kristiansen morì e suo figlio Godtfred ereditò la guida della società.
Sotto di lui, l’azienda conoscerà uno sviluppo incredibile. Verranno introdotte nuove linee dedicate a diverse fasce di età e interessi, nuovi materiali più resistenti e performanti e soprattutto nuovi pezzi con cui realizzare tutte le costruzioni possibili e immaginabili.

Una nuova era

Il 7 giugno 1968 venne inaugurato il Parco Legoland a Billund, nella città natale della falegnameria. Il parco LEGO di 12.000 metri quadrati ebbe nel primo anno 625.000 visitatori e nei vent’anni successivi crebbe fino a diventare otto volte la grandezza originale, raggiungendo circa un milione di visitatori l’anno. Veramente un risultato niente male!
Durante la sua storia ultracentenaria, la LEGO diversificherà sempre il proprio business, verranno creati avveniristici parchi divertimento e diventerà il punto di riferimento per grandi e piccini.
Nel corso degli anni, quindi la LEGO è stata in grado di conquistare un traguardo dopo l’altro, macinando successi e… tantissimi mattoncini colorati!

Grasp La stretta The art of the brick
Grasp - La stretta. È l'emblema delle persone che ci hanno ostacolati lungo il nostro cammino

CONSIGLI DI VIAGGIO

Il biglietto è acquistabile su online con un costo aggiuntivo di prevendita oppure in biglietteria.
Se vi recate alla mostra nel primo pomeriggio, intorno alle 14.00, non c’è molta gente e potrete acquistarlo direttamente alla Promotrice delle Belle Arti, risparmiando costi aggiuntivi.

Estremamente struggente è invece l’opera che per forma richiama la Pietà di Michelangelo, ispirata tristemente alla storia vera di un padre che ha perso suo figlio.

Pietà
Una rappresentazione tristemente vera

L’arte è però anche divertimento e comicità, come il pianoforte (con tanto di sgabello!) realizzato completamente in LEGO! Credo che suonarlo non sarà affatto facile!

Sempre nella stessa sala vi aspetta anche un curioso ospite… e per dirla tutta anche parecchio silenzioso!
È difficile fare conversazione insieme, ma sicuramente è una persona molto simpatica perchè tutti vogliono sedersi vicino a lui!

Il pensatore
Un interlocutore davvero molto silenzioso!

Le ultime sale sono infine dedicate alle opere d’arte più famose che hanno attraversato i secoli.

Dai grandi quadri come la Monnalisa e La Ragazza con l’orecchino di perla, fino alla Nike di Samotracia, la vittoria alata recuperata in Grecia.

Meraviglioso è l’arciere dell’esercito di terracotta, realizzato dall’imperatore cinese Qin Shi Huang per difendersi nell’aldilà dai nemici che si era fatto in vita. L’attenzione per i dettagli è visibile in ogni particolare: dall’occhio mancante nel busto di Nefertiti, la regina dell’antico Egitto, al fiocco  perfettamente realizzato nella ballerina di Degas.

È impossibile non rimanere letteralmente a bocca aperta davanti al gigantesco Moai dell’isola di Pasqua in scala 1 a 1 e formato da oltre 78.000 mattoncini e dall’imponente T-Rex che chiude la mostra.

Per concludere

Dopo aver fatto una completa immersione nell’arte è giunto finalmente il momento di prendersi un attimo di relax e… iniziare a giocare direttamente con i mattoncini lego a disposizione dei più piccoli… e non solo!
Un sorriso sorge spontaneo ripensando a tutte le ore che da bambini sono state spese per realizzare incredibili e fantasiose costruzioni.
Ricordo che io avevo un enorme secchiello pieno di mattoncini di tutte le forme e dimensioni…
Qual’è invece il vostro LEGO preferito?

CONSIGLI DI VIAGGIO

Terminata la mostra, potete approfittare della splendida posizione per fare un giro nel Parco del Valentino che circonda la sede dell’esposizione.

Informazioni utili

Nome completo: "The art of the brick"
Quando: Dal 10 novembre 2018 al 24 febbraio 2019. Gli orari di apertura sono:

  • Dal lunedì al venerdì: 10.00 - 18.00
  • Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 20.00
    Prezzo: Costo del biglietto:
  • Intero: euro 14,00 + eventuale costo di prevendita
  • Ridotto: euro 12,00 + eventuale costo di prevendita
  • Family pack da 3 (2 adulti e 1 bambino o 1 adulto e 2 bambini) euro: 36,00
  • Family pack da 4 (2 adulti e 2 bambini o 1 adulto e 3 bambini) euro: 44,00
  • Hanno diritto all'accesso ridotto ragazzi sotto i 12 anni, over 65, possessori della tessera Trenitalia, Turismo Torino e provincia, Abbonamento Musei, Federalberghi, Coop, Parco Dora, Massaua Cityplex, Confesercenti, Grp, Cus Torino, Amici del modellismo, Piemonte bricks lug, Palestre Torino e dipendenti delle aziende partner.
    Dove: Promotrice delle Belle Arti, Viale Diego Balsamo Crivelli 11, Torino - Italia
    Come arrivare:
  • In auto: da Milano prendere la A7 e la E70. In alternativa prendere la A4 o la A55
  • In treno: Stazione di Torino Porta Nuova. Prendere la metro, scendere alla fermata Marconi e continuare a piedi fino alla Promotrice delle Belle Arti
  • In autobus: prendere l'autobus 9 in direzione "Torino Esposizioni" e scendere alla fermata "Valentino". In alternativa prendere l'autobus 67 in direzione "Torino Esposizioni" e scendere alla fermata "Valperga Caluso". Continuare a piedi per circa 6 minuti fino alla sede della mostra
    Sito web: artofthebrickitalia.it

  • Dove soggiornare

    Hotel Eden

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    Un viaggio nella Torino post-industriale

    Torino?! Ma no! È una città brutta, grigia e industriale!

    A Torino? Non c’è niente da vedere!

    Ah si, a Torino c’è la FIAT!

    Queste e altre frasi simili me le sarò sentite dire mille volte!

    In realtà, a partire dalle Olimpiadi del 2006 la città piemontese ha conosciuto un enorme sviluppo economico e culturale. Vivendoci praticamente da sempre, ho notato che, proprio da quel lontano anno, Torino ha subito un fortissimo slancio. Assomiglia un po’ alla favola della Bella Addormentata che, dopo un lungo sonno,  si risveglia improvvisamente dal suo torpore.
    Il centro storico è stato valorizzato, mostrando tutta la bellezza dei suoi antichi palazzi, delle sue piazze e dei suoi giardini, diventando così il salotto elegante della città.

    Centri culturali, bar raffinati e dall’aria un po’ bohemienne sono sorti al posto delle vecchie fabbriche. Il Comune ha investito ingenti risorse nell’organizzazione di mostre, eventi e prestigiosi musei. Fra questi troviamo in primis il Museo Egizio, secondo al mondo solo a quello del Cairo, e il Museo del Cinema situato dentro la Mole Antonelliana.

    In questo post sono voluta però partire da una delle affermazioni che ho sentito dire più  spesso: “Torino è solo una città grigia e industriale”

    E cosa posso dirvi?! Avete ragione!  Quindi sono partita proprio da questa affermazione per… distruggerla!

    L’articolo di oggi illustra un percorso legato al modo in cui le ex fabbriche sono state modificate e riutilizzate.
    L’obiettivo?! Coinvolgere i vostri sensi per stupirvi e mostrarvi che Torino non è solo una città grigia e industriale, ma come un’araba fenice è risorta dalle sue ceneri, ed è diventata più bella di prima!

    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    Lingotto Torino
    Vista aerea del Lingotto

    Il Lingotto

    Punto di partenza è proprio il Lingotto!
    Collocato in Via Nizza 230 è la sede storica della FIAT. Costruito nel 1916, era considerato un palazzo assolutamente avveniristico per l’epoca e ospitava la sede del centro collaudo delle macchine costruite dalla famosa azienda italiana.

    Al suo interno, appena entrati, è ancora possibile ammirare la struttura che sale a spirale verso l’alto dove venivano provati tutti i nuovi prototipi di automobili.
    Ho sempre sognato di sgommare con la mia piccola 500 su questa rampa!
    Chissà se un giorno me lo concederanno!


    Lo stabilimento annesso dove si trovava la catena di produzione, oggi ha lasciato il posto a splendidi negozi, uffici, banche e addirittura un albergo.

    Infine, al piano superiore, si trova la vera chicca da non perdere assolutamente: la Pinacoteca Agnelli, realizzata in onore dell’Avvocato Giovanni Agnelli e sua moglie Marella.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    La Pinacoteca ospita una serie di quadri permanenti dei più famosi pittori al mondo (come Modigliani, Matisse, Picasso, Manet e Renoir) e di inestimabile valore. Da non perdere sono però anche le mostre temporanee, realizzate sempre con cura e precisione.

    Se vi spostate verso l’esterno, noterete che la Galleria non è altro che… una gigantesca cassaforte sopraelevata!
    Un tocco dell’architetto Renzo Piano veramente simpatico e geniale!

    A fianco della Pinacoteca si trova anche una… pista di atterraggio per gli elicotteri!
    Cosa chiedere di più?

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Tutta la struttura è visitabile gratuitamente ad eccezione della Pinacoteca Agnelli per cui è previsto il pagamento di un biglietto.
    Attorno al Lingotto sono presenti dei parcheggi a pagamento interrati. Il parcheggio D è quello con costo orario più basso. 2 ore sono gratuite e incluse all’interno del biglietto purché venga acquistato qualcosa all’interno di uno dei bar o dei negozi. Ricordatevi però di far timbrare il cartellino nel locale.

    Informazioni utili

    Nome completo: Lingotto
    Quando: Aperto tutto l'anno
    Prezzo: Ingresso gratuito
    Dove: Via Nizza 230, Torino (Italia)
    Sito web: 8gallery.it

    OGR
    Interno delle OGR, le Officine Grandi Riparazioni di Torino

    Le OGR, officine grandi riparazioni

    A una decina di minuti in auto si trovano invece le Ogr, le Officine Grandi Riparazioni. Un tempo questa struttura , risalente al 1800, era la sede che ospitava il centro di riparazioni per treni e locomotive.

    Ad accogliervi all’ingresso troverete infatti due giganteschi vagoni  che ricordano proprio la storica origine di questi edifici.

    Oggi l’antico stabilimento è stato completamente recuperato. Una parte ora ospita il Politecnico, sede delle facoltà di Ingegneria, mentre l’altra parte è stata rilevata dalla Fondazione CRT ed è stata adibita a mostre di arte.

    L’arte viene mostrata in tutte le sue forme e strutture.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Visita il sito delle Officine Grandi Riparazioni in quanto è presente un ricco calendario di eventi e concerti sempre aggiornato.

    Informazioni utili

    Nome completo: OGR, Officine Grandi Riparazioni
    Quando: Aperto dalle 11.00 alle 19.00 dal giovedì alla domenica. Chiuso dal lunedì al mercoledì. L'orario di apertura serale può essere prolungato in funzione a particolari eventi
    Prezzo: Il prezzo è in funzione dell'evento scelto
    Dove: Corso Castelfidardo 22, Torino (Italia)
    Sito web: ogrtorino.it

    Dove soggiornare

    Atlantico Turin apartment

    Parco Post-industriale Dora
    Parco Post-industriale Borgo Dora durante il Kappa Festival

    Parco Post-industriale Dora

    Probabilmente questo è il luogo che, con il passare del tempo è caduto in maggiore stato di degrado e abbandono, ma anche quello che sta conoscendo una rinascita incredibile. Un tempo qui sorgevano le acciaierie FIAT e lo stabilimento Michelin. Oggi dell’intero complesso rimangono solo più le colonne portanti arancioni del capannone centrale e la torre di raffreddamento. L’area è stata trasformata in un immenso park a cielo aperto, sede di concerti ed eventi.

    Di sera l’intero parco si anima con led colorati e i giardini acquatici ricavati grazie alle tre vasche di decantazione e rappresentano alcuni dei dettagli che arricchiscono l’intero progetto.

    Nell’ex area dello stripaggio ora vengono realizzati tantissimi eventi e manifestazioni come l’Holi Fusion Festival, l’Electric Run e il Kappa Futur Festival.

    Infine una passerella sopraelevata collega tutta la struttura con la chiesa del Santo Volto.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Per essere sempre aggiornati sugli eventi che si tengono al Parco post industriale Dora consulta questo sito.

    Informazioni utili

    Nome completo: Parco Post-industriale Borgo Dora
    Quando: Ingresso gratuito. Può essere applicato il costo del biglietto in occasione di eventi e concerti
    Prezzo: Aperto tutto l'anno
    Dove: Il sito è accessibile da:

  • Corso Umbria
  • Piazza Piero della Francesca
  • Via Nole
  • Via Valdellatorre
  • Via Borgaro
  • Via Orvieto
  • Largo Orvieto
  • Via Livorno
  • Via Daubrée

  • Centro Piero della Francesca
    Il Centro Piero della Francesca

    Centro Piero della Francesca

    Dal vecchio cotonificio Mazzonis, risalente al 1896 e che dava lavoro a più di 2.000 persone, soprattutto a donne e ragazze che abitavano nei quartieri limitrofi, ora sorge il Centro Piero della Francesca. Questa struttura ospita al suo interno numerose e prestigiose aziende appartenenti ai settori più svariati, negozi, bar, palestre e la Facoltà di Informatica dell’Università di Torino.

    L’edificio è enorme e ricopre un intero isolato delimitato dal Corso Svizzera e da Via Pessinetto, Balangero e Nole.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Il centro è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e ci sono parcheggi sia interni che esterni alla struttura.

    Informazioni utili

    Nome completo: Centro Piero della Francesca
    Quando: Aperto in funzione degli orari dei diversi uffici
    Prezzo: Ingresso gratuito
    Dove: Corso Svizzera 185, Torino (Italia)
    Sito web: centropdf.it

    Dove soggiornare

    Torino Loft

    Per concludere

    Torino è una città ricca di fascino che merita di essere conosciuta ed esplorata. Ha saputo rinascere da un passato glorioso, ma fortemente legato all’industria più che al turismo.
    Ha fatto timidamente capolino fra mille altre città italiane, mostrando la sua bellezza e il suo fascino smisurato.
    Non ha denigrato quelle che sono state le sue origini e la sua epoca industriale, ma anzi ha saputo partire dal suo passato per valorizzarlo e costruire un futuro nuovo e diverso.
    Una città tutta da scoprire insomma!
    Anche grazie agli eventi e ai concerti che vengono ospitati in queste strutture storiche, avete avuto modo di conoscerle e visitarle?

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    I mulini di Borghetto di Valeggio sul Mincio

    L’Italia è il Paese che detiene il record dei borghi più belli al mondo.

    Esiste addirittura una vera e propria associazione (Il Club de “I Borghi più belli d’Italia”) volta a valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni dei piccoli centri italiani.
    L’obiettivo è quello di tutelare queste ricchezze in miniatura e promuoverle affinché non vengano perdute per sempre.

    Trovo quest’idea semplicemente meravigliosa e la condivido al 101%!
    Uno degli scopi del mio blog è proprio quello di far conoscere percorsi che si trovano al di fuori delle tradizionali mete turistiche, in modo da far promuovere angoli del nostro Paese spesso dimenticati.

    Questa volta mi sono recata a Borghetto, una frazione di Valeggio sul Mincio, che rientra nella classifica de “I Borghi più belli d’Italia”, la stessa delle meridiane di Balboutet.
    Qui antichi mulini oggi riprendono vita.
    Io e mio marito abbiamo conosciuto questo posto grazie a Matteo, receptionist veramente molto esperto e preparato dell’hotel Bella Peschiera in cui abbiamo soggiornato.
    Oggi voglio portare qui anche voi!
    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    Sul ponte di Borghetto di Valeggio sul MIncio. Sullo sfondo il Ponte Visconteo
    Sul ponte di Borghetto di Valeggio sul MIncio. Sullo sfondo il Ponte Visconteo

    Cosa vedere: I mulini di Borghetto sul Mincio

    Borghetto è una piccola frazione che sorge sulle acque e le cascate del fiume Mincio.

    Questa borgata è molto particolare in quanto è costituita da un insieme di mulini risalenti al 1400, un tempo utilizzati per macinare farina, frumento, riso e altri cereali.
    Proprio grazie alla particolare conformazione del territorio, la popolazione decise di realizzare queste piccole strutture per sfruttare la posizione strategica sul fiume.

    Il primo incontro che ho avuto con i mulini è stato sul Ponte Visconteo, da dove è possibile ammirarli in tutta la loro bellezza.
    Un autentico paesaggio da cartolina che si affaccia sul fiume!

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Dopo aver oltrepassato il Ponte Visconteo, potete lasciare la macchina in uno dei parcheggi antecedenti all’ingresso. Il costo è di 1,00 euro l’ora

    Mulini di Borghetto Valeggio sul Mincio
    Alcuni mulini di Borghetto di Valeggio sul Mincio

    Il Borgo è veramente piccolino e può essere girato comodamente a piedi in un’oretta.
    Lasciata la strada principale, si imbocca un ponticello in legno da cui è possibile ammirare più da vicino le vecchie costruzioni.

    Sono state realizzate come palafitte su strutture ad arco in pietra e sotto le quali scorre il fiume.

    Dal ponte si può ammirare la Chiesa di san Marco Evangelista e in lontananza, sulle montagne circostanti, la torre del Castello Scaligero.

    Oggi solo tre di questi mulini vengono utilizzati e sono funzionanti, mentre gli altri sono stati trasformati in ristoranti, hotel e B&B.
    Delle tre strutture è possibile visitarne l’interno per osservare gli ingranaggi che trasferiscono la forza del fiume fino alla grande macina di pietra.
    È ancora possibile ammirare la ruota che veniva utilizzata per far girare l’acqua e macinare i cereali.
    Le terrazze sono state trasformate in dehors di rinomati locali, dove poter gustare una romantica cena a lume di candela.
    Altri mulini sono invece  diventati botteghe artigiane dove si creano prodotti tipici, come i tortellini, detti anche “nodo d’amore” perché richiama il nodo di un fazzoletto di seta fatto da due amanti prima di gettarsi nel fiume.

    Pala dei mulini Borghetto Valeggio sul Mincio
    Un dettaglio delle pale Pala dei mulini di Borghetto

    Vacanze nei mulini: Hotel e B&B a Borghetto sul Mincio

    Borghetto è perfetto per passare un week end in totale relax con il proprio fidanzato.
    È un luogo veramente molto romantico.
    Come accennavo nel paragrafo precedente, oggi molti mulini sono stati trasformati in hotel e B&B.
    Dando una sbirciatina all’interno di questi vecchi mulini noterete che esternamente le strutture sono ancora quelle originarie, ma internamente sono state sapientemente restaurate creando un mix di eleganza e raffinatezza unici.
    Ogni elemento è curato nei minimi dettagli.
    Le camere e i locali sono arricchiti e impreziositi con oggetti e particolari che rendono il posto accogliente e ospitale.

    Sullo sfondo alcuni hotel di Borghetto

    Per concludere

    Entrando a Borghetto sul Mincio, sembra di fare un tuffo indietro nel passato. Un’oasi di pace e relax dove soggiornare una notte o cenare in uno dei suoi splendidi ristoranti.
    Un luogo dove passeggiare in totale tranquillità.
    Un piccolo patrimonio che merita di essere tutelato.
    Adoro questi borghi, ricchi di storia e di tradizione e mi piacerebbe poterne conoscere altri borghi simili. Avete qualche suggerimento da darmi per una prossima visita?

    Informazioni utili

    Nome completo: Borghetto di Valeggio sul Mincio
    Quando: Visitabile tutto l'anno
    Prezzo: Ingresso gratuito
    Dove: Borghetto di Valeggio sul Mincio
    Come arrivare: In auto:

  • Dall'autostrada A4, prendere l’uscita per Peschiera del Garda, dopodiché seguire la SR249 e prendere Via Cavour in direzione di Str. Viscontea a Valeggio sul Mincio.
  • Dall’Autostrada del Brennero A22, uscire a Nogarole Rocca, poi proseguire su su Via Mediana, prendere la SP3, Via Duca degli Abruzzi/SP28 e Via Giuseppe Mazzini in direzione di Str. Viscontea fino a Valeggio sul Mincio.
    Sito web: www.comune.valeggiosulmincio.vr.it

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    1000 sfumature di pubblicità: Tutti gli “ismi” di Armando Testa

    C’è una famosa frase di Armando Testa che dice:

    “La parola sintesi per me è legge: sia che io dipinga, sia che io scriva, sia che io parli. Non mi stanco mai di citare la frase di Mies Van Der Rohe “Nel meno c’è il più”. C’è solo un caso in cui vorrei tradire la sintesi: la vita, uno spazio di tempo troppo breve per esprimere tutta la creatività dell’uomo”

    È proprio con questa famosa citazione che si apre la mostra “Tutti gli “ismi” di Armando Testa” visitabile presso i Musei Reali di Torino presso la Sala Chiablese dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019 e dedicata al famoso pubblicitario.
    Definire Armando Testa “pubblicitario” probabilmente in realtà è riduttivo. Era infatti un’artista a 360° gradi. E come tutti i creativi era un misto di genio e sregolatezza. Cercava di riportare l’arte dei grandi pittori che amava e stimava come Picasso, Mondiran e Cage all’interno delle sue opere.

    Il viaggio di oggi è un viaggio nella creatività, nell’arte e nella capacità di suscitare emozioni attraverso una semplice immagine o magari con un video di soli pochi secondi.

    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Per evitare lunghe file, ti conviene andare a vedere la mostra nel primo pomeriggio o in mattinata. In questo modo si evita il pagamento di commissioni aggiuntive di pre-vendita sui biglietti.

    Pubblicità Facis firmata Armando Testa
    Pubblicità Facis firmata Armando Testa

    “Tutti gli “ismi” di Armando Testa”. Armando Testa opere e manifesti

    Partiamo con ordine.
    “Perché è stato scelto proprio questo titolo per la mostra?”
    Questa è la prima domanda che mi sono posta mentre ero in attesa di entrare.
    Tutte le opere realizzate da Armando Testa sono manifesti, caroselli, sculture e dipinti che mettono in luce i principali “ismi” del Novecento. Fra questi ci sono infatti il Futurismo, l’Astrattismo, il Surrealismo e il Dadaismo. Tutte correnti artistiche che il pubblicitario ha portato all’interno dei suoi capolavori.

    La mostra presente a Torino propone le più grandi creazioni del famoso artista, accompagnando le pubblicità più conosciute a interviste realizzate dalla Rai ed estratti dei celebri spot.
    Adoro questo tipo di impostazione perché puoi sentire e conoscere direttamente il pensiero dell’autore. Ho la sensazione di vivere più a fondo ed essere maggiormente coinvolta nella mostra.
    Nell’esposizione inoltre si possono vedere i modellini tridimensionali utilizzati per Caballero e Carmencita, le due mascotte della pubblicità Lavazza, i gelati Sammontana e l’ippopotamo Pippo usato da Lines.
    Fra i suoi manifesti più famosi spuntano Carpano Punt e Mes che celebrano il famoso Vermuth, la Facis con i suoi completi da uomo realizzati su misura, il rinoceronte della Esso che esprime la massima potenza del carburante.
    Un carosello di pubblicità che si muove lungo le sale, fatto di colori e vivaci motivi.

    Sono opere che testimoniano l’Italia dell’epoca, in un momento di forte ripresa dopo la Guerra e di boom economico.
    L’obiettivo è vendere, creando una réclame attenta solo al prodotto, diversa anni luce da quello che noi conosciamo oggi.
    Sono espressioni che adesso fanno anche un po’ sorridere per la loro semplicità, ma proprio all’interno di questa semplicità risiede la genialità della creazione.

    Armando Testa
    Armando Testa

    Armando Testa biografia

    Armando Testa nacque a Torino il 23 ottobre del 1917. Dopo aver studiato presso la Scuola tipografica Vigliardi-Paravia, iniziò la sua carriera nel 1946, quando fondò a Torino il primo studio grafico, trasformato 10 anni dopo in agenzia pubblicitaria.
    Durante questi anni, l’attività si ampliò e oltre alla parte grafica, si occupò anche della realizzazione di spot pubblicitari per la televisione.
    Nel 1989 venne nominato “Honor laureate” dall’Università di Fort Collins in Colorado.
    Armando Testa si è legato a famosissimi brand come Lavazza, il digestivo Antonetto, la birra Peroni, i cappelli Borsalino, l’abbigliamento Facis, l’olio Sasso, il Punt e Mes, la Pirelli, Saiwa, Citterio, Sanbitter, Esso, Galbani, Martini & Rossi.
    Morirà nella sua città natale il 20 marzo del 1992.

    Carmencita e Caballero le mascotte dello spot Lavazza firmate Armando Testa
    Carmencita e Caballero le mascotte dello spot Lavazza firmate Armando Testa

    Armando Testa: le pubblicità Lavazza e l’ippopotamo Pippo

    Una risata sorge infatti spontanea quando vedi l’ippopotamo Pippo che cerca di scappare da 4 temibili fantasmi (in realtà 4 semplici ragazzi che vogliono solo divertirsi alle sue spalle) o dell’amore incondizionato fra Carmcencita e Caballero, le due mascotte made in far west della Lavazza.

    Guardate questo video del 1966 e ditemi se anche a voi non scappa un sorriso vedendolo!

    L’agenzia pubblicitaria

    L’Agenzia pubblicitaria Armando Testa opera in Italia da più di 60 anni continuando ad ammaliare e stupire i propri spettatori.

    Oggi, per fatturato e attività, è ancora una fra le prime in Italia, con sedi a Torino, Milano e Roma.

    A queste se ne aggiungono cinque in Europa (Bruxelles, Francoforte sul Meno, Londra, Madrid e Parigi) e collegamenti operativi con agenzie creative indipendenti di Stati Uniti, Canada, America del Sud, Europa dell’Est ed Estremo Oriente.

    Conclusione

    “Tutti gli “ismi” di Armando Testa” è un autentico inno alla creatività e cerca di stimolare continuamente la vostra fantasia.
    È una mostra adatta a tutti: sia per le persone un po’ più anziane che hanno visto direttamente nel celebre Carosello quelle pubblicità e vogliono “rinfrescarsi” la memoria, sia per i più giovani che vogliono fare un tuffo nel passato.
    Ho trovato un po’ caro il biglietto (12,00 euro), ma credo anche che per una volta sia una spesa fattibile.
    Girovagate fra le vecchie stampe pubblicitarie, le sculture all’avanguardia e lasciatevi coinvolgere e assorbire dalla fantasia di un incredibile artista.

    Ogni immagine suscita un’emozione, un ricordo, una sensazione. È impossibile rimanere indifferenti di fronte e tanta creatività e amore per l’arte.
    Amore che traspare direttamente dalle creazioni di Armando Testa.
    Lasciate qui di seguito un commento, raccontandomi le vostre impressioni e, per chi ha visto la mostra, le emozioni e i ricordi che quelle lontane immagini sono riuscite a richiamare nei meandri della vostra memoria.

    Pippo l'ippopotamo Armando Testa
    Io e l'ippopotamo Pippo, mascotte della linea Lines

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Palazzo Chiablese si trova in pieno centro a Torino, zona ZTL. Se decidi di andare in macchina, per evitare di incorrere in multe, puoi parcheggiare lungo Corso San Maurizio e poi procedere a piedi attraverso i Giardini Reali, fino a Piazza Castello e alla Piazzetta Reale.

    Informazioni utili

    Nome completo: Tutti gli “ismi” di Armando Testa
    Quando: La mostra sarà visitabile dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019 dalle 10.00 alle 19.00.
    Prezzo:

  • Intero: € 12,00
  • Ridotto: € 6,00
    Dove: Musei Reali di Torino presso la Sala Chiablese, Piazzetta Reale 1, Torino - Italia
    Come arrivare:
  • In tram e autobus scedndere alla fermata:
    • 472 Castello in Piazza Castello
    • 423 Duomo – Polo Reale in Via XX Settembre
    • 204 XI Febbraio in Corso XI Febbraio.
  • In treno:
    • Stazione di Porta Nuova (15 minuti a piedi) Dalla stazione attraversare corso Vittorio Emanuele II e proseguire su via Roma fino a Piazza Castello
    • Stazione di Porta Susa (20 minuti a piedi) Usciti dalla stazione percorrete Via Cernaia e proseguite per Via Pietro Micca no a Piazza Castello
    • In auto: Dall’uscita autostradale o dalla tangenziale seguire le indicazioni per il centro città. I Musei Reali si trovano in un’area ZTL centrale con particolari restrizioni alla circolazione delle auto. È vietato il passaggio delle auto in Via XX Settembre e Via Pietro Micca, riservate al trasporto pubblico. In Via Po, Piazza Castello e Viale dei Partigiani è vietato l’accesso dalle 7.30 alle 10.30. Corso Regina Margherita e Corso San Maurizio sono ad accesso libero tutto il giorno.
    Sito web: museireali.beniculturali.it

  • Dove soggiornare

    Hotel Chelsea

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