Interviste itineranti: “Racconti sparsi in ricordo dell’Argentina” di Carlo Masoero

Interviste itineranti: “Racconti sparsi in ricordo dell’Argentina” di Carlo Masoero

Oggi abbiamo con noi Carlo Masoero, grande viaggiatore, appassionato di corsa e in assoluto una delle persone più curiose e vitali che io conosca.

Ci racconterà del suo viaggio in Argentina di sei mesi, fatto un paio di anni fa mentre frequentava l’università.

È stato un periodo molto intenso e ricco di attività che gli hanno permesso di conoscere una terra molto diversa dalla nostra.

Ho voluto realizzare questo articolo come una raccolta di racconti sparsi. Un insieme di ricordi uniti fra loro da chi si è innamorato della cultura di un popolo e qui ci ha lasciato il cuore. Gli ho quindi chiesto di raccontarmi le cose che più l’hanno emozionato, quello che gli è rimasto più impresso, i suoni e i colori del popolo argentino.

Quindi zaino in spalla e… si parte!

Partenza: Destinazione Argentina!

Elisa: La prima domanda che mi sembra giusto farti è: com’è è partita l’idea di questo viaggio e dove hai vissuto?

Carlo: Durante i miei studi universitari, ho sempre sognato di fare un Erasmus. Grazie ad un amico ho scoperto le borse di studio extra europee fra le università internazionali e ho deciso di partecipare. Ne ho parlato con i miei genitori (erano loro a dover finanziare l’idea!) e ne sono stati entusiasti. Così ho deciso di abbandonare le classiche mete e sono partito per l’Argentina e per l’esattezza a Santa Fe.
Ero l’unico ragazzo europeo della mia università.
Per entrare di più in contatto con la cultura e le tradizioni del posto ho deciso di non soggiornare nel campus o negli alloggi universitari, ma di prendere una casa in affitto con un ragazzo che abitava in un paese vicino.

Vita quotidiana in Argentina

Elisa: oltre all’università quali esperienze ti sono rimaste più impresse?

Carlo: Ho voluto integrarmi il più possibile e quindi, oltre all’università, ho deciso di iniziare anche una serie di esperienze al di fuori dell’ambiente scolastico.

Sono stato invitato a partecipare a trasmissioni di diverse radio locali. Erano dei talk show dove mi chiedevano un parere su un determinato argomento e come questo veniva visto in Italia e in Europa.

Con una parrocchia locale, abbiamo cercato di portare via dalla strada molti ragazzi che abitano all’interno delle “villa miseria”, le favelas argentine. Sono zone poverissime dove non è facile uscire dalla propria condizione sociale. La divisione in classi è molto forte ed è difficile incontrarsi con persone di classi sociali differenti o poter conoscere stili di vita diversi dal proprio.

Grazie ad un allenatore di calcio di una squadra locale, sono andato nelle curve degli stadi argentini (molto folkloristici, quindi divertitevi ma state attenti!).

Con il mio coinquilino invece ho avuto la possibilità di vivere alcune esperienze davvero incredibili: ho assistito alla doma dei cavalli, ovvero la tecnica per domare un cavallo selvaggio, alla realizzazione dell’asado, una grigliata tipica argentina, e l’hamburguesa, ovvero preparare la domenica tutti insieme gli hamburger.

Sono tutte attività che riguardano molto la collettività, lo stare bene insieme.
C’è poi il mate, una bevanda costituita da un recipiente con una cannuccia bombilla dove viene inserita la yerba mate,  un’erba che diventa infuso con l’acqua calda. Ci  siamo messi in cerchio e, a turno, una persona serviva la bevanda e tutti bevevano dalla stessa cannuccia. Due regole sono fondamentali: non girare mai la cannuccia e attenzione a dire “grazie”, perché vuol dire che hai finito e non hai più sete!

Allo stadio in Argentina
Carlo (al centro) con due amici in uno degli stadi in Argentina

L’Argentina: un melting pot di culture e italianità!

Elisa: Quali sono altri aspetti che ti hanno colpito molto dell’Argentina?

Carlo: Santa Fè è una città molto accogliente ed è composta da una maggioranza preponderante di origine Italiani, profondamente attaccati alle loro origini.
Per sentirsi più vicini all’Italia hanno creato dei veri e propri circoli legati alla loro regione di provenienza, dove continuano a seguire le tradizioni dei loro antenati. Nel circolo siciliano ho visto ad esempio delle nonne ballare la tarantella. La pasta viene ancora fatta in casa, mentre da noi oggi questa usanza si sta perdendo sempre di più.
Questo senso di appartenenza viene sentito a tutti i livelli, indipendentemente dall’età.

Ancora oggi c’è un forte legame con il luogo di origine e, nonostante i costi esorbitanti del passaporto e del viaggio, ho notato che tutti cercano sempre di tornare almeno una volta nella vita nella propria terra di origine. Vogliono conoscere lontani cugini o semplicemente ritrovare il luogo in cui sono nati i loro bisnonni.

Elisa: e tu? Hai trovato qualche cugino Masoero argentino?

Carlo: purtroppo no! Ma mi avrebbe fatto piacere!

Elisa: altre cose particolari che ti hanno colpito?

Carlo: Un’altra cosa che mi ha colpito è il fernet, perché qui da noi è diventata una bevanda piuttosto marginale, consumata prevalentemente da persone anziane, mentre lì la bevono praticamente tutti ed è alla base del cocktail più bevuto nelle discoteche e locali argentini: il fernet e cola

L’Argentina è inoltre un vero e proprio melting pot che ha ospitato anche molti polacchi e tedeschi.

Asado argentino
Un piatto di Asado, la tipica grigliata argentina

In giro per l’Argentina

Elisa: Oltre a Santa Fe, sei riuscito a visitare anche altre città?

Carlo: Si, sono stato nella parte nord. Ho visitato le Cascate di Iguazú… stupende tra Brasile e Argentina!

Sono stato anche nell’area nord est, verso la Bolivia Si tratta di un viaggio naturalistico, con dei paesaggi che cambiano in un nulla e sono molto suggestivi. Sono rimasto colpito dalle lunghe distanze che ti fanno sentire letteralmente una formichina nel mondo. Da noi queste spazi non esistono ed è quindi difficile comprenderli senza averle visti.

Mi è dispiaciuto non riuscire a vedere la zona sud. Il problema più grande è la delinquenza che ti limita parecchio. Il trasporto pubblico inoltre non è molto efficiente e la rete ferroviaria è poco estesa.
Sono quindi usati i pullman con i posti assegnati.

Ho visitato anche Rosario e Altagracia, le due città di origine di Che Guevara. La prima è stata la sua città natale, mentre nella seconda ci è cresciuto. Da qui inoltre è partito e ha scritto “I diari della motocicletta”

Elisa: quali sono invece le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Carlo: La paura più grande è legata al discorso sulla sicurezza. C’è tantissima micro e macro criminalità legata a problemi di furti e scippi. A questo si aggiungono i problemi di povertà legati alla villa miseria.

Detto questo, però l’Argentina è un paese davvero bellissimo che vi consiglio di visitare!

Tramonto argentino
Tramonto argentino

Dove soggiornare

InterTower Hotel

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