A pagamento indica tutte quell’insieme di attività che possono essere realizzate previo pagamento di un biglietto.

In ciascun post o articolo sono riportati tutti i dettagli relativi all’importo da pagare. (Vedi sezione “Informazioni utili”). Occorre sempre porre attenzione agli eventuali sconti (ad esempio per over 65, bambini, studenti universitari, gruppi e comitive).
Si consiglia di verificare il prezzo corretto all’interno del sito web di riferimento.

Le attività, i musei, gli eventi e gli spettacoli a pagamento non richiedono necessariamente ingenti investimenti o grosse somme da spendere. Spesso sono infatti cifre simboliche che permettono alle associazioni di continuare a operare e a migliorare il loro servizio.

Nella sezione “A pagamento” sono escluse le eventuali donazioni. Queste possono essere fatte a titolo spontaneo.
Sono esclusi gli acquisti non obbligatori, come gadget o souvenir.

Se sono presenti delle guide (opzionali al biglietto) queste vengono indicate all’interno della sezione “Informazioni utili” in fondo al post.

The art of the brick

I sogni si realizzano… un mattoncino alla volta

Nathan Sawaya

Questa è una di quelle mostre che ti fa sognare, che ti fa tornare bambino per un breve momento o per un lungo attimo, che ti fa emozionare e riflettere allo stesso tempo.
“The art of the brick” è un’incredibile esposizione nata dal genio creativo di Nathan Sawaya e che celebra la bellezza dell’arte e dei LEGO.

Quindi zaino in spalle e… si parte!

Matita gigante The art of the brick
Una matita gigante... utile per scrivere tanti pensieri!

The art of the brick: un nuovo modo per fare arte

Ho aspettato questa mostra per quasi un anno. Doveva partire a inizio di quest’anno, ma poi a causa di alcuni problemi burocratici è stata più volte posticipata. I mesi passano uno dopo l’altro. E ancora niente.
Poi il giorno clou finalmente è arrivato! Non vedevo davvero l’ora! Ero emozionatissima!

Il 10 novembre 2018 è stata inaugurata a Torino alla Promotrice delle Belle Arti la mostra che ha girato letteralmente il mondo e ha affascinato grandi e piccini.
Da New York a Londra, da Singapore a Roma. Tutti pazzi per i famosi mattoncini colorati!
Prima di iniziare con la descrizione dell’esposizione, credo che sia però doveroso parlare del suo autore: Nathan Sawaya.

Nathan Sawaya

Questa mostra è l’emblema concreto che i sogni possono trasformarsi in realtà.
Nathan Sawaya è nato il 10 giugno 1973 a Colville, Washington. Dopo aver frequentato l’università di New York, iniziò a lavorare come avvocato, ma la professione fra contratti, uffici, acquisizioni e fusioni non faceva sicuramente per lui. Così decise di abbandonare la sua carriera solida e ben avviata per dedicarsi alle sue due vere passioni: i LEGO e l’arte.
Ci sono tanti modi per fare arte “alternativa”: con il legno, con la plastica e anche con materiali di recupero, ma sicuramente i mattoncini della famosa casa danese, sono uno dei più fantasiosi!

Yellow di Nathan Sawaya
Yellow di Nathan Sawaya

The art of the brick: la mostra

La mostra “The art of the brick” si sviluppa su numerose sale per un totale di oltre 80 opere.
Come qualsiasi artista che si rispetti, Sawaya ha cercato di comunicare tramite le sue creazioni un messaggio, un’idea o più semplicemente un frammento della propria storia.
L’impressione che ho avuto passeggiando fra le diverse opere è un crescendo di pensieri e emozioni.

Si parte con creazioni relativamente semplici (anche se per me sarebbero già molto complicate) come una mela, una gigantesca matita o un gruppo di pennarrelli a cera e, poco per volta, si sale verso idee più complesse e cariche di significato.
Spesso sono emozioni che l’autore ha provato, ma che in realtà fanno parte di ciascuno di noi.
Una delle opere che più ho amato è quella del “Grasp – La stretta“, dove delle mani senza volto cercano di trattenere l’uomo che sta andando avanti. Quelle braccia rappresentano tutte le nostre paure e le persone che in qualche modo hanno cercato di ostacolarci nel nostro cammino. La vera bravura consiste nel non guardarli e continuare ad andare avanti per la propria strada.

Un mattoncino dopo l’altro

Vi siete mai chiesti come sono nati i LEGO? Quali sono le loro origini e da cosa è scaturita l’idea per questo bellissimo giocattolo?
Io si, e ho voluto creare un piccolo approfondimento proprio perché questa storia, così affascinante e interessante, merita di essere raccontata!

La nascita di una leggenda

I piccoli mattoncini LEGO sono nati nel 1949 da un’idea di Ole Kirk Kristiansen, un falegname originario della città di Billund in Danimarca. Inizialmente la sua azienda si occupava della costruzione di abitazioni e arredi interni per le fattorie della regione.

A causa di un grave incendio nel 1924 e la successiva crisi del ’29, Kristiansen decise di rivedere il suo sistema produttivo e ridurre le dimensioni dei suoi arredi in modo da velocizzare l’intero processo. Questa sarà la primissima idea che darà vita ai LEGO.

Un nuovo business

Per diversificare la produzione, l’azienda decise di impiegare una parte del legno per creare piccoli giocattoli. Erano però ancora molto lontani dai LEGO che conosciamo noi oggi!
Nel corso dello stesso periodo, si stava diffondendo all’interno delle fabbriche anche un nuovo materiale fino ad allora sconosciuto: la plastica.
Kristiansen non tardò ad introdurla nella propria linea produttiva e, grazie ad essa, realizzò il primo giocattolo modulare: un camion scomponibile, formato da diversi elementi assemblati tra loro a incastro.
Nel 1949, venne avviata la prima vera e propria produzione di mattoncini chiamati, Automatic Binding Bricks. 
Quattro anni più tardi, la famiglia decise di semplificare il nome del suo prodotto in “LEGO Mursten” (“mattoncini LEGO”).

Ci volle ancora un po’ di tempo prima che i LEGO venissero apprezzati dalla clientela e raggiungessero gli standard qualitativi attuali.

Nel 1958 Ole Kirk Kristiansen morì e suo figlio Godtfred ereditò la guida della società.
Sotto di lui, l’azienda conoscerà uno sviluppo incredibile. Verranno introdotte nuove linee dedicate a diverse fasce di età e interessi, nuovi materiali più resistenti e performanti e soprattutto nuovi pezzi con cui realizzare tutte le costruzioni possibili e immaginabili.

Una nuova era

Il 7 giugno 1968 venne inaugurato il Parco Legoland a Billund, nella città natale della falegnameria. Il parco LEGO di 12.000 metri quadrati ebbe nel primo anno 625.000 visitatori e nei vent’anni successivi crebbe fino a diventare otto volte la grandezza originale, raggiungendo circa un milione di visitatori l’anno. Veramente un risultato niente male!
Durante la sua storia ultracentenaria, la LEGO diversificherà sempre il proprio business, verranno creati avveniristici parchi divertimento e diventerà il punto di riferimento per grandi e piccini.
Nel corso degli anni, quindi la LEGO è stata in grado di conquistare un traguardo dopo l’altro, macinando successi e… tantissimi mattoncini colorati!

Grasp La stretta The art of the brick
Grasp - La stretta. È l'emblema delle persone che ci hanno ostacolati lungo il nostro cammino

CONSIGLI DI VIAGGIO

Il biglietto è acquistabile su online con un costo aggiuntivo di prevendita oppure in biglietteria.
Se vi recate alla mostra nel primo pomeriggio, intorno alle 14.00, non c’è molta gente e potrete acquistarlo direttamente alla Promotrice delle Belle Arti, risparmiando costi aggiuntivi.

Estremamente struggente è invece l’opera che per forma richiama la Pietà di Michelangelo, ispirata tristemente alla storia vera di un padre che ha perso suo figlio.

Pietà
Una rappresentazione tristemente vera

L’arte è però anche divertimento e comicità, come il pianoforte (con tanto di sgabello!) realizzato completamente in LEGO! Credo che suonarlo non sarà affatto facile!

Sempre nella stessa sala vi aspetta anche un curioso ospite… e per dirla tutta anche parecchio silenzioso!
È difficile fare conversazione insieme, ma sicuramente è una persona molto simpatica perchè tutti vogliono sedersi vicino a lui!

Il pensatore
Un interlocutore davvero molto silenzioso!

Le ultime sale sono infine dedicate alle opere d’arte più famose che hanno attraversato i secoli.

Dai grandi quadri come la Monnalisa e La Ragazza con l’orecchino di perla, fino alla Nike di Samotracia, la vittoria alata recuperata in Grecia.

Meraviglioso è l’arciere dell’esercito di terracotta, realizzato dall’imperatore cinese Qin Shi Huang per difendersi nell’aldilà dai nemici che si era fatto in vita. L’attenzione per i dettagli è visibile in ogni particolare: dall’occhio mancante nel busto di Nefertiti, la regina dell’antico Egitto, al fiocco  perfettamente realizzato nella ballerina di Degas.

È impossibile non rimanere letteralmente a bocca aperta davanti al gigantesco Moai dell’isola di Pasqua in scala 1 a 1 e formato da oltre 78.000 mattoncini e dall’imponente T-Rex che chiude la mostra.

Per concludere

Dopo aver fatto una completa immersione nell’arte è giunto finalmente il momento di prendersi un attimo di relax e… iniziare a giocare direttamente con i mattoncini lego a disposizione dei più piccoli… e non solo!
Un sorriso sorge spontaneo ripensando a tutte le ore che da bambini sono state spese per realizzare incredibili e fantasiose costruzioni.
Ricordo che io avevo un enorme secchiello pieno di mattoncini di tutte le forme e dimensioni…
Qual’è invece il vostro LEGO preferito?

CONSIGLI DI VIAGGIO

Terminata la mostra, potete approfittare della splendida posizione per fare un giro nel Parco del Valentino che circonda la sede dell’esposizione.

Informazioni utili

Nome completo: "The art of the brick"
Quando: Dal 10 novembre 2018 al 24 febbraio 2019. Gli orari di apertura sono:

  • Dal lunedì al venerdì: 10.00 - 18.00
  • Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 20.00
    Prezzo: Costo del biglietto:
  • Intero: euro 14,00 + eventuale costo di prevendita
  • Ridotto: euro 12,00 + eventuale costo di prevendita
  • Family pack da 3 (2 adulti e 1 bambino o 1 adulto e 2 bambini) euro: 36,00
  • Family pack da 4 (2 adulti e 2 bambini o 1 adulto e 3 bambini) euro: 44,00
  • Hanno diritto all'accesso ridotto ragazzi sotto i 12 anni, over 65, possessori della tessera Trenitalia, Turismo Torino e provincia, Abbonamento Musei, Federalberghi, Coop, Parco Dora, Massaua Cityplex, Confesercenti, Grp, Cus Torino, Amici del modellismo, Piemonte bricks lug, Palestre Torino e dipendenti delle aziende partner.
    Dove: Promotrice delle Belle Arti, Viale Diego Balsamo Crivelli 11, Torino - Italia
    Come arrivare:
  • In auto: da Milano prendere la A7 e la E70. In alternativa prendere la A4 o la A55
  • In treno: Stazione di Torino Porta Nuova. Prendere la metro, scendere alla fermata Marconi e continuare a piedi fino alla Promotrice delle Belle Arti
  • In autobus: prendere l'autobus 9 in direzione "Torino Esposizioni" e scendere alla fermata "Valentino". In alternativa prendere l'autobus 67 in direzione "Torino Esposizioni" e scendere alla fermata "Valperga Caluso". Continuare a piedi per circa 6 minuti fino alla sede della mostra
    Sito web: artofthebrickitalia.it

  • Dove soggiornare

    Hotel Eden

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    1000 sfumature di pubblicità: Tutti gli “ismi” di Armando Testa

    C’è una famosa frase di Armando Testa che dice:

    “La parola sintesi per me è legge: sia che io dipinga, sia che io scriva, sia che io parli. Non mi stanco mai di citare la frase di Mies Van Der Rohe “Nel meno c’è il più”. C’è solo un caso in cui vorrei tradire la sintesi: la vita, uno spazio di tempo troppo breve per esprimere tutta la creatività dell’uomo”

    È proprio con questa famosa citazione che si apre la mostra “Tutti gli “ismi” di Armando Testa” visitabile presso i Musei Reali di Torino presso la Sala Chiablese dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019 e dedicata al famoso pubblicitario.
    Definire Armando Testa “pubblicitario” probabilmente in realtà è riduttivo. Era infatti un’artista a 360° gradi. E come tutti i creativi era un misto di genio e sregolatezza. Cercava di riportare l’arte dei grandi pittori che amava e stimava come Picasso, Mondiran e Cage all’interno delle sue opere.

    Il viaggio di oggi è un viaggio nella creatività, nell’arte e nella capacità di suscitare emozioni attraverso una semplice immagine o magari con un video di soli pochi secondi.

    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Per evitare lunghe file, ti conviene andare a vedere la mostra nel primo pomeriggio o in mattinata. In questo modo si evita il pagamento di commissioni aggiuntive di pre-vendita sui biglietti.

    Pubblicità Facis firmata Armando Testa
    Pubblicità Facis firmata Armando Testa

    “Tutti gli “ismi” di Armando Testa”. Armando Testa opere e manifesti

    Partiamo con ordine.
    “Perché è stato scelto proprio questo titolo per la mostra?”
    Questa è la prima domanda che mi sono posta mentre ero in attesa di entrare.
    Tutte le opere realizzate da Armando Testa sono manifesti, caroselli, sculture e dipinti che mettono in luce i principali “ismi” del Novecento. Fra questi ci sono infatti il Futurismo, l’Astrattismo, il Surrealismo e il Dadaismo. Tutte correnti artistiche che il pubblicitario ha portato all’interno dei suoi capolavori.

    La mostra presente a Torino propone le più grandi creazioni del famoso artista, accompagnando le pubblicità più conosciute a interviste realizzate dalla Rai ed estratti dei celebri spot.
    Adoro questo tipo di impostazione perché puoi sentire e conoscere direttamente il pensiero dell’autore. Ho la sensazione di vivere più a fondo ed essere maggiormente coinvolta nella mostra.
    Nell’esposizione inoltre si possono vedere i modellini tridimensionali utilizzati per Caballero e Carmencita, le due mascotte della pubblicità Lavazza, i gelati Sammontana e l’ippopotamo Pippo usato da Lines.
    Fra i suoi manifesti più famosi spuntano Carpano Punt e Mes che celebrano il famoso Vermuth, la Facis con i suoi completi da uomo realizzati su misura, il rinoceronte della Esso che esprime la massima potenza del carburante.
    Un carosello di pubblicità che si muove lungo le sale, fatto di colori e vivaci motivi.

    Sono opere che testimoniano l’Italia dell’epoca, in un momento di forte ripresa dopo la Guerra e di boom economico.
    L’obiettivo è vendere, creando una réclame attenta solo al prodotto, diversa anni luce da quello che noi conosciamo oggi.
    Sono espressioni che adesso fanno anche un po’ sorridere per la loro semplicità, ma proprio all’interno di questa semplicità risiede la genialità della creazione.

    Armando Testa
    Armando Testa

    Armando Testa biografia

    Armando Testa nacque a Torino il 23 ottobre del 1917. Dopo aver studiato presso la Scuola tipografica Vigliardi-Paravia, iniziò la sua carriera nel 1946, quando fondò a Torino il primo studio grafico, trasformato 10 anni dopo in agenzia pubblicitaria.
    Durante questi anni, l’attività si ampliò e oltre alla parte grafica, si occupò anche della realizzazione di spot pubblicitari per la televisione.
    Nel 1989 venne nominato “Honor laureate” dall’Università di Fort Collins in Colorado.
    Armando Testa si è legato a famosissimi brand come Lavazza, il digestivo Antonetto, la birra Peroni, i cappelli Borsalino, l’abbigliamento Facis, l’olio Sasso, il Punt e Mes, la Pirelli, Saiwa, Citterio, Sanbitter, Esso, Galbani, Martini & Rossi.
    Morirà nella sua città natale il 20 marzo del 1992.

    Carmencita e Caballero le mascotte dello spot Lavazza firmate Armando Testa
    Carmencita e Caballero le mascotte dello spot Lavazza firmate Armando Testa

    Armando Testa: le pubblicità Lavazza e l’ippopotamo Pippo

    Una risata sorge infatti spontanea quando vedi l’ippopotamo Pippo che cerca di scappare da 4 temibili fantasmi (in realtà 4 semplici ragazzi che vogliono solo divertirsi alle sue spalle) o dell’amore incondizionato fra Carmcencita e Caballero, le due mascotte made in far west della Lavazza.

    Guardate questo video del 1966 e ditemi se anche a voi non scappa un sorriso vedendolo!

    L’agenzia pubblicitaria

    L’Agenzia pubblicitaria Armando Testa opera in Italia da più di 60 anni continuando ad ammaliare e stupire i propri spettatori.

    Oggi, per fatturato e attività, è ancora una fra le prime in Italia, con sedi a Torino, Milano e Roma.

    A queste se ne aggiungono cinque in Europa (Bruxelles, Francoforte sul Meno, Londra, Madrid e Parigi) e collegamenti operativi con agenzie creative indipendenti di Stati Uniti, Canada, America del Sud, Europa dell’Est ed Estremo Oriente.

    Conclusione

    “Tutti gli “ismi” di Armando Testa” è un autentico inno alla creatività e cerca di stimolare continuamente la vostra fantasia.
    È una mostra adatta a tutti: sia per le persone un po’ più anziane che hanno visto direttamente nel celebre Carosello quelle pubblicità e vogliono “rinfrescarsi” la memoria, sia per i più giovani che vogliono fare un tuffo nel passato.
    Ho trovato un po’ caro il biglietto (12,00 euro), ma credo anche che per una volta sia una spesa fattibile.
    Girovagate fra le vecchie stampe pubblicitarie, le sculture all’avanguardia e lasciatevi coinvolgere e assorbire dalla fantasia di un incredibile artista.

    Ogni immagine suscita un’emozione, un ricordo, una sensazione. È impossibile rimanere indifferenti di fronte e tanta creatività e amore per l’arte.
    Amore che traspare direttamente dalle creazioni di Armando Testa.
    Lasciate qui di seguito un commento, raccontandomi le vostre impressioni e, per chi ha visto la mostra, le emozioni e i ricordi che quelle lontane immagini sono riuscite a richiamare nei meandri della vostra memoria.

    Pippo l'ippopotamo Armando Testa
    Io e l'ippopotamo Pippo, mascotte della linea Lines

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Palazzo Chiablese si trova in pieno centro a Torino, zona ZTL. Se decidi di andare in macchina, per evitare di incorrere in multe, puoi parcheggiare lungo Corso San Maurizio e poi procedere a piedi attraverso i Giardini Reali, fino a Piazza Castello e alla Piazzetta Reale.

    Informazioni utili

    Nome completo: Tutti gli “ismi” di Armando Testa
    Quando: La mostra sarà visitabile dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019 dalle 10.00 alle 19.00.
    Prezzo:

  • Intero: € 12,00
  • Ridotto: € 6,00
    Dove: Musei Reali di Torino presso la Sala Chiablese, Piazzetta Reale 1, Torino - Italia
    Come arrivare:
  • In tram e autobus scedndere alla fermata:
    • 472 Castello in Piazza Castello
    • 423 Duomo – Polo Reale in Via XX Settembre
    • 204 XI Febbraio in Corso XI Febbraio.
  • In treno:
    • Stazione di Porta Nuova (15 minuti a piedi) Dalla stazione attraversare corso Vittorio Emanuele II e proseguire su via Roma fino a Piazza Castello
    • Stazione di Porta Susa (20 minuti a piedi) Usciti dalla stazione percorrete Via Cernaia e proseguite per Via Pietro Micca no a Piazza Castello
    • In auto: Dall’uscita autostradale o dalla tangenziale seguire le indicazioni per il centro città. I Musei Reali si trovano in un’area ZTL centrale con particolari restrizioni alla circolazione delle auto. È vietato il passaggio delle auto in Via XX Settembre e Via Pietro Micca, riservate al trasporto pubblico. In Via Po, Piazza Castello e Viale dei Partigiani è vietato l’accesso dalle 7.30 alle 10.30. Corso Regina Margherita e Corso San Maurizio sono ad accesso libero tutto il giorno.
    Sito web: museireali.beniculturali.it

  • Dove soggiornare

    Hotel Chelsea

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    National Museum of American History

    Avete mai sognato di tornare indietro nel tempo?! Magari negli anni ’50, negli anni di Happy Days, negli anni dei balli scatenati e dei drive-in, oppure negli anni dei grandi Presidenti che hanno fatto la storia degli Stati Uniti d’America.

    La Delorian di “Ritorno al futuro” non è ancora stata creata, ma un salto nel tempo è possibile grazie al National Museum of American History.

    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    Il National Museum of American History si trova a Washington D.C. al 1300 Constitution Ave , la via dei musei e del National Mall.

    Si tratta di un museo dannatamente bello, pieno di ninnoli, particolari e oggetti che hanno fatto la storia americana.
    Dal boom economico alle pubblicità che hanno reso famosi in tutto il mondo marchi come Coca-Cola e Apple.

    Il museo è enorme, da girare in lungo e in largo, anche senza seguire un itinerario predefinito. Per questo post ho deciso che non seguirò uno schema preciso, ma vi racconterò le cose che più mi sono piaciute.

    Il mondo di Happy Days

    Chi di voi non ha mai sognato di essere catapultato in una puntata di “Happy Days”? Pattini a rotelle, juboxe, ed elettrodomestici colorati. 
    I fantastici anni ’50 e ’60 sono stati riprodotti all’interno del National Museum of American History creando un autentico spaccato della cultura di quegli anni. La donna è la regina indiscussa della casa che amministra con polso fermo e coscienzioso il portafoglio della famiglia. Si sviluppano le prime pubblicità, disegnate con colori pastello. L’obiettivo è “Vendere! Vendere! Vendere!” 

    Cadillac dalle pinne lunghissime iniziano a comparire lungo le strade. Sono gli anni trasgressivi di “Greese”.

    La conquista del West e la ricerca delle miniere d’oro di parecchi anni prima sono ormai un lontano ricordo. Di loro rimangono solo cimeli abbandonati

    Poco più avanti è possibile ammirare un’invenzione che ha permesso la mobilità di tutti i viaggiatori (e ha fatto la gioia di Sheldon Cooper): il treno.
    La linea ferroviaria, su cui sono stati investiti tanti soldi di pubblici e privati, ormai è completa e ben sviluppata. Su una mappa è possibile vedere le tappe più importanti, che proprio grazie alle stazioni, creeranno la fortuna di quelle città

    I guantoni di Alì e i Muppets

    All’interno del National Museum of American History non potevano mancare i guantoni di Muhammad Alì, simbolo della forza, della determinazione e del coraggio. 

    Un personaggio che ha influenzato il mondo sportivo (e non solo) con le sua azioni e i suoi pensieri.

    Poco lontano si trova invece uno dei simboli della… risata! Kermit, la rana dei Muppets. Anche lui molto coraggioso! (Stare insieme a Miss Piggy non dev’essere facile!)

    I flussi migratori

    L’America è una grande nazione creata grazie agli immigrati. Il National Museum of American History ha voluto celebrare questa grande eredità inserendo una sezione dedicata a loro e all’importante contributo che hanno dato alla storia della Nazione

    Un elemento molto interessante presente in quest’area è un particolare monitor che permette di identificare le origini della propria famiglia parendo dal proprio cognome.

    Semplicemente meraviglioso!

    Tutte le donne del presidente

    Se è vero che dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna, questa è sicuramente la sezione che ci rende maggiormente onore! Al terzo piano del museo troverete un’esposizione dedicata interamente alle First Lady degli Stati Uniti. Donne forti e coraggiose che hanno supportato i loro mariti durante la loro carica di Presidente.

    La mostra comprende anche tutti i vestiti, gli accessori e i gioielli utilizzati durante la cerimonia inaugurale del mandato. Incredibili sono i dettagli e l’attenzione con cui sono stati realizzati. Attraverso questi abiti è possibile ammirare la storia di un’epoca, ma anche come cambiano i gusti, le mode e le tendenze nel corso degli anni. Ci sono praticamente tutti! L’ultimo, recentemente inserito, è proprio quello di Melania Trump.

    Inutile aggiungere che, fra i vari cimeli, è possibile ammirare anche la prima bandiera americana realizzata con solo 12 stelle e 12 strisce, quando gli Stati Uniti erano ancora una piccolissima nazione.

    Per concludere

    Il National Museum of American History è sicuramente uno dei musei più affascinanti nel suo genere. Ricco di cimeli e simboli che hanno fatto la storia americana. Un luogo dove perdersi per ore intere, rivivendo i momenti più salienti di questa nazione, attraverso oggetti che abbiamo visto e conosciuto nei film.

    Informazioni utili

    Nome completo: National Museum of American History
    Quando: Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 17.00 a eccezione del 25 Dicembre
    Prezzo: Ingresso gratuito
    Dove: 1300 Constitution Ave NW, Washington, DC 20560, Stati Uniti
    Sito web: americanhistory.si.edu

    Dove soggiornare

    Grand Hyatt Washington

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    Sorseggiando un bicchiere di whisky scozzese

    Questa volta partiamo per una visita molto particolare: la distilleria di whisky di Glen Moray.

    Il whisky è uno dei prodotti tipici della Scozia.
    Dopo aver assistito alla produzione di birra in Irlanda, non potevo assolutamente perdermi la sua corrispettiva scozzese!
    Un viaggio che abbraccia un intero universo: dalla lavorazione delle materie prime fino ad arrivare al prodotto finito.

    Quindi zaino in spalle e… si parte!

     

    La distilleria di Glen Moray, situata vicino a Elgin nella regione del Speyside, risale al 1897.
    Oltre un secolo di storia!
    Tuttavia osservando attentamente gli anni di nascita dei diversi marchi di whisky, noterete che tantissimi hanno avviato la loro attività proprio in quel periodo… Coincidenza? O forse no?

    Il realtà molti produttori realizzavano la famosa bevanda già molto tempo prima, ma… di contrabbando!
    Durante l’epoca del proibizionismo infatti era illegale produrre qualsiasi tipo di bibita alcolica.
    Poi, quando la legge venne abolita, i distillatori poterono “uscire allo scoperto” e dichiararono la data d’inizio dell’attività, che ovviamente non poteva essere antecedente alla cancellazione della normativa.

    Dopo questa breve premessa storica, scopriamo ora come viene prodotto il whisky.

    Distilleria di whisky Glen Moray

    Dalle materie prime al prodotto finito

    Gli ingredienti

    Gli ingredienti base del whisky sono 2: l’orzo e l’acqua.
    Girando per la campagna scozzese vi imbatterete sicuramente in campi sconfinati di orzo, che, una volta maturo, verrà tagliato e spedito ai produttori della bevanda.
    La maggior parte delle distillerie dispone inoltre di una propria sorgente da cui può attingere direttamente l’acqua.
    Il whisky di ottima qualità viene sempre accompagnato da una bottiglia d’acqua proveniente dalla fonte di origine, per garantire una migliore degustazione.

    La qualità e i diversi gusti derivano dal processo di lavorazione che viene utilizzato per questi due ingredienti e dalla tipologia di acqua impiegata.

    Il processo produttivo

    Dopo essere stato raccolto nei campi e inviato ai produttori, l’orzo viene messo all’interno di tinozze piene d’acqua per circa 48 ore, in modo da ottenere il grado di umidità desiderato all’interno del chicco. Successivamente l’acqua viene eliminata e l’orzo è messo a tostare per 5 o 6 giorni. All’aria calda, utilizzata nella fase di tostatura, viene spesso aggiunto anche del calore proveniente dalla torba, che contribuisce a dare al whisky un sapore ancora più ricco e corposo.

    Dopo questa prima tostatura, l’orzo viene macinato grossolanamente ed immerso nuovamente in acqua calda. Questo processo genera una reazione chimica che permette agli amidi di sciogliersi, mentre gli enzimi intervengono per trasformare gli amidi in zucchero maltosio. Separando le parti solide dal nuovo composto così ottenuto, si ricava un liquido dolce detto “mosto“.

    Il mosto viene messo all’interno di enormi contenitori in acciaio insieme ad acqua e lievito.
    Il periodo che la bevanda viene lasciata all’interno del tino determina il grado alcolico del whisky.

    Il composto così ottenuto viene riposto all’interno di speciali alambicchi. Ognuno di questi strumenti ha una forma unica e viene attentamente controllato dal Mastro Distillatore. Il prodotto fermentato viene inserito all’interno del primo alambicco e fatto scaldare attraverso del vapore in un tubo a serpentina.
    L’obiettivo è quello di separare gli alcolici e altri elementi dal composto iniziale.

    Gli alambicchi
    Gli alambicchi

    Dopo aver terminato questa prima fase, il nuovo elemento ottenuto viene inserito in un secondo alambicco che funziona con le stesse modalità del precedente.
    L’obiettivo in questo caso è di eliminare “la testa e la coda” del composto che sono nocive per l’uomo.

    In questa sala le temperature sono molto alte e l’odore del whisky è talmente forte da dare quasi un senso di stordimento.

    Il distillato ora è pronto e non rimane che lasciarlo invecchiare in una botte di rovere.

    Le cantine

    Dopo aver assistito al processo produttivo ed essere entrati nelle stanze degli alambicchi, è giunto finalmente il momento di addentrarsi nelle cantine per ammirare le botti di rovere in cui viene lasciato a riposare il whisky.

    Le cantine sono proprio come quelle che c’erano una volta a casa dei miei nonni: piuttosto buie, umide e molto fresche per evitare che il prodotto non si rovini.

    Le botti sono ordinatamente disposte su lunghe file.

    Ciascuna di queste contiene 500 litri di whisky che verrà lasciato a invecchiare per 10, 12, 15, 18 e 21 anni. Tuttavia ogni anno il 3% di alcool presente in ciascuna di esse evapora. Una grande perdita per la distilleria!

    L’evaporazione crea una particolare muffa intorno alle pareti della cantina rendendo le pareti decisamente scure.
    Un tempo questa muffa era un elemento fondamentale per la polizia che, durante il periodo del proibizionismo, andava a caccia dei contrabbandieri. Infatti attraverso questo fungo, che conferiva una tipica colorazione nera, era facile per le forze dell’ordine individuare i luoghi di produzione illegale.

    Una botte che mostra cosa avviene all'interno di una botte di whisky
    Una botte che mostra cosa avviene all’interno di una botte di whisky

    Il Mastro Distillatore e il Mastro Bottaio

    Nel processo produttivo del whisky due sono le figure di maggiore spicco: il mastro distillatore e il mastro bottaio.

    Il mastro distillatore segue ancora oggi tutti i momenti più delicati nella produzione del whisky. Il suo lavoro è di fondamentale importanza per ottenere un prodotto di qualità elevata. É un’attività che richiede duro impegno e anni e anni di esperienza.
    Ancora oggi nella distilleria di Glen Moray, la casa del grande maestro si trova proprio di fronte allo stabilimento.

    La seconda figura fondamentale è quella del mastro bottaio. Lui ha il compito di lavorare il legno affinché vengano realizzate delle botti di qualità elevata che saranno in grado di ospitare un ottimo whisky.

    La degustazione

    Dopo aver visto tutto il processo produttivo è finalmente giunto il momento di degustare il prodotto finito!
    La Glen Moray da a tutti i suoi visitatori la possibilità di assaggiare un whisky invecchiato 10 anni, le caramelle morbide realizzate con il distillato e la crema di whisky.

    Ovviamente, golosa come sempre, ho assaggiato tutte e tre!

    Il momento della degustazione

    Il momento della degustazione

    Informazioni utili

    Nome completo: Glen Moray Distillery
    Quando: La distilleria di Glen Moray è aperta:
    Da maggio alla fine di settembre:

  • Lunedì - Venerdì: dalle 09.00 alle 17.00
  • Sabato: dalle 10.00 alle 16.30
  • Da ottobre alla fine di aprile:
  • Lunedì - Venerdì: dalle 09.00 alle 17.00
  • Sabato: chiuso
  • Prezzo: Adulti: 5,00 sterline. Ragazzi fino a 18 anni: gratis
    Dove: Bruceland Road, Elgin (Scozia)
    Sito web: glenmoray.com

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