L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. Questa celebre frase di Picasso è una delle mie preferite in assoluto e credo che rappresenti al meglio il concetto di arte.

Si mostra con modalità e stili differenti. Può essere la foto di un artista realizzata a colori o in bianco e nero durante un reportage.
Oppure il quadro dipinto da un pittore con stile e maestria.
Può essere una scultura magari rovinata dalle intemperie del tempo.
Ci sono molte forme di arte: alcune eleganti e raffinate, altre grottesche e molto cupe.

All’interno di questo gruppo ho voluto inserire tutte le opere, le sculture e i quadri, le mostre fotografiche che ho avuto l’occasione di ammirare e visitare. Qui potrete trovare artisti più o meno conosciuti. La fama non è importante. La vera importanza è legata al contributo che questi autori hanno saputo dare all’umanità e al mondo.

Chagall: Colore e magia

La prima volta che ho visto un’opera di Chagall è stato nel film “Notting Hill con Julia Roberts e Hugh Grant. In una celebre scena, la famosa star di Hollywood Anna Scott (Julia Roberts) durante una tranquilla colazione ammira estasiata insieme a William Thacker (Hugh Grant) il dipinto “La Mariée”.
Quest’opera descrive chiaramente come dovrebbe essere l’amore: “fluttuare in un cielo blu scuro… con una capra che suona il violino” (la capra non può mai mancare!)
Mi sono subito innamorata del suo stile e delle sue opere! Dei suoi colori morbidi e fluttuanti.

Quando ho scoperto che ad Asti si sarebbe tenuta una mostra in suo onore, sono subito corsa a visitarla!

Quindi zaino in spalla e si parte!

Marc Chagall

Prima di iniziare a descrivere la mostra è meglio partire dal suo autore Marc Chagall.
La sua vita è stata incredibile! Ha vissuto quasi 100 anni e nel corso della sua esistenza ha conosciuto l’arte in tutte le sue possibili forme e sfumature.

Nacque nel 1887 a Vitebsk, un paesino dell’attuale Bielorussia, primo di 9 fratelli. Trascorse un’infanzia felice nonostante le dure condizioni di vita e i gravi problemi economici della famiglia. La fantasia e i ricordi della sua infanzia verranno sempre richiamati nelle sue opere.

Si sposò due volte: la prima all’età di 28 anni con Bella Rosenfeld da cui avrà una figlia, Ida, e la seconda, dopo la prematura scomparsa della donna, con Valentina Brodsky.
La prima moglie rimarrà sempre il grande amore della sua vita e la musa ispiratrice di tantissime opere.
Nel corso della sua vita conoscerà una produzione intensissima e parteciperà ai saloni e alle esposizioni più famose del mondo.

La mostra

La mostra “Chagall, colore e magia“, composta da oltre 150 opere, si articola in quattro diverse sezioni: “Favole”, “La Bibbia”, “I sette peccati capitali” e “Il colore”.

Ognuna di queste sezioni rappresenta uno stile, un suo modo di essere e una sua idea.

Favole

Nel 1927 l’editore Vollard commissiona a Chagall una serie di illustrazioni delle favole di La Fontaine, uno degli autori francesi più famosi in tale ambito.

Attraverso una serie di acqueforti, Chagall mette in luce vizi e virtù dei personaggi nati dalla mente del celebre scrittore. Questo progetto è per il pittore ambizioso e bellissimo allo stesso tempo: volpi, cervi, mucche, rane, oche e altre bestie prendono vita assumendo caratteristiche prettamente umane.
L’aspetto che mi ha colpita di questi quadri è il modo in cui gli animali sembrano “uscire” dal dipinto. Quando li vedi da lontano sembrano una massa informe di nero, ma avvicinandoti e osservandoli meglio, noti che i personaggi si delineano chiaramente nel quadro, assumendo caratteristiche e connotati ben definiti.

Le Acqueforti di Chagall

L’acquaforte è una particolare tecnica usata spesso da Chagall e basata sull’incisione e la corrosione. Una lastra di metallo viene coperta interamente con dell’acido e affumicata con un mazzo di candele. 

Attraverso una punta sottile si incide il disegno e nei solchi ottenuti viene fatto passare dell’inchiostro. La lastra cosí ottenuta verrà girata sopra un foglio di carta, ottenendo in questo modo una vera e propria stampa.

I disegni si fondono con il testo e diventano parte integrante e a tutti gli effetti della storia che il lettore sta seguendo.

Gli animali prendono quindi vita e, in poche scene, catapultano lo spettatore all’interno del loro mondo.

Nel rappresentare i personaggi del famoso scrittore, Chagall mantiene però inalterato il suo stile. I confini e i contorni non  sono mai ben definiti e le figure sembrano fluttuare nel tempo e nello spazio.

Questa è sicuramente la parte più ampia della mostra e, sotto a numerose immagini, vengono riportate le didascalie che raccontano la favola in questione di LaFontaine.

Le favole di LaFontaine realizzate da Chagall
Le favole di LaFontaine realizzate da Chagall

CONSIGLI DI VIAGGIO

Incluso nel biglietto della mostra è presente anche l’audioguida con la spiegazione di numerose opere

La Bibbia

La seconda parte della mostra è incentrata sui temi biblici. Chagall sarà sempre molto credente e baserà tantissime sue opere su episodi e passaggi della Bibbia. Molto spesso cerca di renderli attuali e vicini al mondo in cui vive e conosce. 

Come in tutta la tradizione iconoclastica classica, Chagall inserisce all’interno delle sue opere un’ampia serie di simboli e significati nascosti in oggetti di uso quotidiano.

I sette peccati capitali

Collegato al tema biblico, vi è anche quello dei Setti Peccati Capitali.
Nel 1926 l’editore Simon Kra decise di realizzare un libro legato ai più grandi vizi umani e chiese aiuto a Chagall per creare le immagini che avrebbero accompagnato ciascun testo. Anche in questo caso verrà usata la tecnica delle acqueforti.

Il pittore decise di raccontare attraverso disegni irriverenti e. ironici ciascun peccato, trasformando così in risata un evento che di per sé è in realtà tragico.

Mostra di Chagall Asti
Una delle frase più famose di Chagall legata al colore

I colori

Questa è la parte della mostra che più mi è piaciuta e descrive, a mio parere, lo Chagall più autentico e originale. Le sue opere sono infatti coloratissime e molto vivaci. 
Il colore è lo strumento attraverso il quale Chagall dà vita alle sue emozioni e, come tantissimi aspetti del suo stile, è completamente staccato dalla realtà, in quanto ha la funzione di trasmettere i suoi stati d’animo e i suoi sentimenti. 

La realtà si fonde insieme al sogno e alla fantasia. Niente è come lo vediamo nel mondo vero, ma non importa. Va bene così.
Una serie di figure vengono spesso richiamate in numerosi quadri. Fra questi vi sono gli innamorati, rappresentati mentre fluttuano in aria. Secondo Chagall è proprio l’amore che li rende così liberi e in grado di volare e muoversi verso il cielo. Trovo quest’idea semplicemente bellissima.

Spesso sono presenti anche i pagliacci o elementi del circo, in ricordo della sua infanzia a Vitebsk, e i fiori, di cui Chagall rimarrà sempre innamorato e affascinato per la varietà dei colori.

In questa serie di quadri, il mio preferito è stato sicuramente “Il gallo viola“, scelto anche come emblema della mostra.

In quest’opera si vedono tutti gli elementi che contraddistinguono lo stile di Chagall: il pagliaccio in primo piano con un bouquet di fiori in mano e sullo sfondo un paesaggio circense, a ricordo della sua infanzia; la moglie Bella con l’abito da sposa su un cavallo verde, in onore della sua amata e dell’ambito onirico in cui lui adora lavorare. In questo quadro in realtà c’è anche l’autore: un simpatico galletto viola a testa in giù!

Il gallo viola
Il gallo viola

Per concludere

Visitando la mostra di Chagall, ho ritrovato uno stile molto simile a quello di Mirò, basato su colori vivaci e una fantasia sconfinata.

Il modo in cui l’autore gioca con le sfumature, i riflessi e le luci è in grado di catturarti e portarti nel suo mondo. Un luogo in cui il reale viene completamente stravolto e le leggi della fantasia dominano su tutto.

È una di quelle mostre talmente affascinanti e coinvolgenti che per un momento ti permette di tornare bambino.

Se hai partecipato alla mostra, o semplicemente ami il suo stile, sei riuscito a entrare anche tu nel mondo onirico di Chagall?

CONSIGLI DI VIAGGIO

Palazzo Mazzetti, la sede della mostra, si trova nel pieno cuore di Asti. Dopo aver terminato la visita, potete fare un giro per il centro storico oppure prendere una (favolosa) cioccolata calda nel caffè Mazzetti.

Informazioni utili

Nome completo: Chagall, colore e magia
Quando: Dal 27 settembre 2018 al 3 febbraio 2019. L'orario di apertura è dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00
Prezzo:

  • Biglietto intero: euro 13,00
  • Biglietto ridotto: euro 10,00
    Dove: Palazzo Mazzetti, Corso Vittorio Alfieri, 357, Asti (AT) Italia
    Sito web: astichagall.it

  • Dove soggiornare

    Hotel Aleramo

    Giorni necessari per effettuare questa attività o tour

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    The art of the brick

    I sogni si realizzano… un mattoncino alla volta

    Nathan Sawaya

    Questa è una di quelle mostre che ti fa sognare, che ti fa tornare bambino per un breve momento o per un lungo attimo, che ti fa emozionare e riflettere allo stesso tempo.
    “The art of the brick” è un’incredibile esposizione nata dal genio creativo di Nathan Sawaya e che celebra la bellezza dell’arte e dei LEGO.

    Quindi zaino in spalle e… si parte!

    Matita gigante The art of the brick
    Una matita gigante... utile per scrivere tanti pensieri!

    The art of the brick: un nuovo modo per fare arte

    Ho aspettato questa mostra per quasi un anno. Doveva partire a inizio di quest’anno, ma poi a causa di alcuni problemi burocratici è stata più volte posticipata. I mesi passano uno dopo l’altro. E ancora niente.
    Poi il giorno clou finalmente è arrivato! Non vedevo davvero l’ora! Ero emozionatissima!

    Il 10 novembre 2018 è stata inaugurata a Torino alla Promotrice delle Belle Arti la mostra che ha girato letteralmente il mondo e ha affascinato grandi e piccini.
    Da New York a Londra, da Singapore a Roma. Tutti pazzi per i famosi mattoncini colorati!
    Prima di iniziare con la descrizione dell’esposizione, credo che sia però doveroso parlare del suo autore: Nathan Sawaya.

    Nathan Sawaya

    Questa mostra è l’emblema concreto che i sogni possono trasformarsi in realtà.
    Nathan Sawaya è nato il 10 giugno 1973 a Colville, Washington. Dopo aver frequentato l’università di New York, iniziò a lavorare come avvocato, ma la professione fra contratti, uffici, acquisizioni e fusioni non faceva sicuramente per lui. Così decise di abbandonare la sua carriera solida e ben avviata per dedicarsi alle sue due vere passioni: i LEGO e l’arte.
    Ci sono tanti modi per fare arte “alternativa”: con il legno, con la plastica e anche con materiali di recupero, ma sicuramente i mattoncini della famosa casa danese, sono uno dei più fantasiosi!

    Yellow di Nathan Sawaya
    Yellow di Nathan Sawaya

    The art of the brick: la mostra

    La mostra “The art of the brick” si sviluppa su numerose sale per un totale di oltre 80 opere.
    Come qualsiasi artista che si rispetti, Sawaya ha cercato di comunicare tramite le sue creazioni un messaggio, un’idea o più semplicemente un frammento della propria storia.
    L’impressione che ho avuto passeggiando fra le diverse opere è un crescendo di pensieri e emozioni.

    Si parte con creazioni relativamente semplici (anche se per me sarebbero già molto complicate) come una mela, una gigantesca matita o un gruppo di pennarrelli a cera e, poco per volta, si sale verso idee più complesse e cariche di significato.
    Spesso sono emozioni che l’autore ha provato, ma che in realtà fanno parte di ciascuno di noi.
    Una delle opere che più ho amato è quella del “Grasp – La stretta“, dove delle mani senza volto cercano di trattenere l’uomo che sta andando avanti. Quelle braccia rappresentano tutte le nostre paure e le persone che in qualche modo hanno cercato di ostacolarci nel nostro cammino. La vera bravura consiste nel non guardarli e continuare ad andare avanti per la propria strada.

    Un mattoncino dopo l’altro

    Vi siete mai chiesti come sono nati i LEGO? Quali sono le loro origini e da cosa è scaturita l’idea per questo bellissimo giocattolo?
    Io si, e ho voluto creare un piccolo approfondimento proprio perché questa storia, così affascinante e interessante, merita di essere raccontata!

    La nascita di una leggenda

    I piccoli mattoncini LEGO sono nati nel 1949 da un’idea di Ole Kirk Kristiansen, un falegname originario della città di Billund in Danimarca. Inizialmente la sua azienda si occupava della costruzione di abitazioni e arredi interni per le fattorie della regione.

    A causa di un grave incendio nel 1924 e la successiva crisi del ’29, Kristiansen decise di rivedere il suo sistema produttivo e ridurre le dimensioni dei suoi arredi in modo da velocizzare l’intero processo. Questa sarà la primissima idea che darà vita ai LEGO.

    Un nuovo business

    Per diversificare la produzione, l’azienda decise di impiegare una parte del legno per creare piccoli giocattoli. Erano però ancora molto lontani dai LEGO che conosciamo noi oggi!
    Nel corso dello stesso periodo, si stava diffondendo all’interno delle fabbriche anche un nuovo materiale fino ad allora sconosciuto: la plastica.
    Kristiansen non tardò ad introdurla nella propria linea produttiva e, grazie ad essa, realizzò il primo giocattolo modulare: un camion scomponibile, formato da diversi elementi assemblati tra loro a incastro.
    Nel 1949, venne avviata la prima vera e propria produzione di mattoncini chiamati, Automatic Binding Bricks. 
    Quattro anni più tardi, la famiglia decise di semplificare il nome del suo prodotto in “LEGO Mursten” (“mattoncini LEGO”).

    Ci volle ancora un po’ di tempo prima che i LEGO venissero apprezzati dalla clientela e raggiungessero gli standard qualitativi attuali.

    Nel 1958 Ole Kirk Kristiansen morì e suo figlio Godtfred ereditò la guida della società.
    Sotto di lui, l’azienda conoscerà uno sviluppo incredibile. Verranno introdotte nuove linee dedicate a diverse fasce di età e interessi, nuovi materiali più resistenti e performanti e soprattutto nuovi pezzi con cui realizzare tutte le costruzioni possibili e immaginabili.

    Una nuova era

    Il 7 giugno 1968 venne inaugurato il Parco Legoland a Billund, nella città natale della falegnameria. Il parco LEGO di 12.000 metri quadrati ebbe nel primo anno 625.000 visitatori e nei vent’anni successivi crebbe fino a diventare otto volte la grandezza originale, raggiungendo circa un milione di visitatori l’anno. Veramente un risultato niente male!
    Durante la sua storia ultracentenaria, la LEGO diversificherà sempre il proprio business, verranno creati avveniristici parchi divertimento e diventerà il punto di riferimento per grandi e piccini.
    Nel corso degli anni, quindi la LEGO è stata in grado di conquistare un traguardo dopo l’altro, macinando successi e… tantissimi mattoncini colorati!

    Grasp La stretta The art of the brick
    Grasp - La stretta. È l'emblema delle persone che ci hanno ostacolati lungo il nostro cammino

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Il biglietto è acquistabile su online con un costo aggiuntivo di prevendita oppure in biglietteria.
    Se vi recate alla mostra nel primo pomeriggio, intorno alle 14.00, non c’è molta gente e potrete acquistarlo direttamente alla Promotrice delle Belle Arti, risparmiando costi aggiuntivi.

    Estremamente struggente è invece l’opera che per forma richiama la Pietà di Michelangelo, ispirata tristemente alla storia vera di un padre che ha perso suo figlio.

    Pietà
    Una rappresentazione tristemente vera

    L’arte è però anche divertimento e comicità, come il pianoforte (con tanto di sgabello!) realizzato completamente in LEGO! Credo che suonarlo non sarà affatto facile!

    Sempre nella stessa sala vi aspetta anche un curioso ospite… e per dirla tutta anche parecchio silenzioso!
    È difficile fare conversazione insieme, ma sicuramente è una persona molto simpatica perchè tutti vogliono sedersi vicino a lui!

    Il pensatore
    Un interlocutore davvero molto silenzioso!

    Le ultime sale sono infine dedicate alle opere d’arte più famose che hanno attraversato i secoli.

    Dai grandi quadri come la Monnalisa e La Ragazza con l’orecchino di perla, fino alla Nike di Samotracia, la vittoria alata recuperata in Grecia.

    Meraviglioso è l’arciere dell’esercito di terracotta, realizzato dall’imperatore cinese Qin Shi Huang per difendersi nell’aldilà dai nemici che si era fatto in vita. L’attenzione per i dettagli è visibile in ogni particolare: dall’occhio mancante nel busto di Nefertiti, la regina dell’antico Egitto, al fiocco  perfettamente realizzato nella ballerina di Degas.

    È impossibile non rimanere letteralmente a bocca aperta davanti al gigantesco Moai dell’isola di Pasqua in scala 1 a 1 e formato da oltre 78.000 mattoncini e dall’imponente T-Rex che chiude la mostra.

    Per concludere

    Dopo aver fatto una completa immersione nell’arte è giunto finalmente il momento di prendersi un attimo di relax e… iniziare a giocare direttamente con i mattoncini lego a disposizione dei più piccoli… e non solo!
    Un sorriso sorge spontaneo ripensando a tutte le ore che da bambini sono state spese per realizzare incredibili e fantasiose costruzioni.
    Ricordo che io avevo un enorme secchiello pieno di mattoncini di tutte le forme e dimensioni…
    Qual’è invece il vostro LEGO preferito?

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Terminata la mostra, potete approfittare della splendida posizione per fare un giro nel Parco del Valentino che circonda la sede dell’esposizione.

    Informazioni utili

    Nome completo: "The art of the brick"
    Quando: Dal 10 novembre 2018 al 24 febbraio 2019. Gli orari di apertura sono:

  • Dal lunedì al venerdì: 10.00 - 18.00
  • Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 20.00
    Prezzo: Costo del biglietto:
  • Intero: euro 14,00 + eventuale costo di prevendita
  • Ridotto: euro 12,00 + eventuale costo di prevendita
  • Family pack da 3 (2 adulti e 1 bambino o 1 adulto e 2 bambini) euro: 36,00
  • Family pack da 4 (2 adulti e 2 bambini o 1 adulto e 3 bambini) euro: 44,00
  • Hanno diritto all'accesso ridotto ragazzi sotto i 12 anni, over 65, possessori della tessera Trenitalia, Turismo Torino e provincia, Abbonamento Musei, Federalberghi, Coop, Parco Dora, Massaua Cityplex, Confesercenti, Grp, Cus Torino, Amici del modellismo, Piemonte bricks lug, Palestre Torino e dipendenti delle aziende partner.
    Dove: Promotrice delle Belle Arti, Viale Diego Balsamo Crivelli 11, Torino - Italia
    Come arrivare:
  • In auto: da Milano prendere la A7 e la E70. In alternativa prendere la A4 o la A55
  • In treno: Stazione di Torino Porta Nuova. Prendere la metro, scendere alla fermata Marconi e continuare a piedi fino alla Promotrice delle Belle Arti
  • In autobus: prendere l'autobus 9 in direzione "Torino Esposizioni" e scendere alla fermata "Valentino". In alternativa prendere l'autobus 67 in direzione "Torino Esposizioni" e scendere alla fermata "Valperga Caluso". Continuare a piedi per circa 6 minuti fino alla sede della mostra
    Sito web: artofthebrickitalia.it

  • Dove soggiornare

    Hotel Eden

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    Un viaggio nella Torino post-industriale

    Torino?! Ma no! È una città brutta, grigia e industriale!

    A Torino? Non c’è niente da vedere!

    Ah si, a Torino c’è la FIAT!

    Queste e altre frasi simili me le sarò sentite dire mille volte!

    In realtà, a partire dalle Olimpiadi del 2006 la città piemontese ha conosciuto un enorme sviluppo economico e culturale. Vivendoci praticamente da sempre, ho notato che, proprio da quel lontano anno, Torino ha subito un fortissimo slancio. Assomiglia un po’ alla favola della Bella Addormentata che, dopo un lungo sonno,  si risveglia improvvisamente dal suo torpore.
    Il centro storico è stato valorizzato, mostrando tutta la bellezza dei suoi antichi palazzi, delle sue piazze e dei suoi giardini, diventando così il salotto elegante della città.

    Centri culturali, bar raffinati e dall’aria un po’ bohemienne sono sorti al posto delle vecchie fabbriche. Il Comune ha investito ingenti risorse nell’organizzazione di mostre, eventi e prestigiosi musei. Fra questi troviamo in primis il Museo Egizio, secondo al mondo solo a quello del Cairo, e il Museo del Cinema situato dentro la Mole Antonelliana.

    In questo post sono voluta però partire da una delle affermazioni che ho sentito dire più  spesso: “Torino è solo una città grigia e industriale”

    E cosa posso dirvi?! Avete ragione!  Quindi sono partita proprio da questa affermazione per… distruggerla!

    L’articolo di oggi illustra un percorso legato al modo in cui le ex fabbriche sono state modificate e riutilizzate.
    L’obiettivo?! Coinvolgere i vostri sensi per stupirvi e mostrarvi che Torino non è solo una città grigia e industriale, ma come un’araba fenice è risorta dalle sue ceneri, ed è diventata più bella di prima!

    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    Lingotto Torino
    Vista aerea del Lingotto

    Il Lingotto

    Punto di partenza è proprio il Lingotto!
    Collocato in Via Nizza 230 è la sede storica della FIAT. Costruito nel 1916, era considerato un palazzo assolutamente avveniristico per l’epoca e ospitava la sede del centro collaudo delle macchine costruite dalla famosa azienda italiana.

    Al suo interno, appena entrati, è ancora possibile ammirare la struttura che sale a spirale verso l’alto dove venivano provati tutti i nuovi prototipi di automobili.
    Ho sempre sognato di sgommare con la mia piccola 500 su questa rampa!
    Chissà se un giorno me lo concederanno!


    Lo stabilimento annesso dove si trovava la catena di produzione, oggi ha lasciato il posto a splendidi negozi, uffici, banche e addirittura un albergo.

    Infine, al piano superiore, si trova la vera chicca da non perdere assolutamente: la Pinacoteca Agnelli, realizzata in onore dell’Avvocato Giovanni Agnelli e sua moglie Marella.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    La Pinacoteca ospita una serie di quadri permanenti dei più famosi pittori al mondo (come Modigliani, Matisse, Picasso, Manet e Renoir) e di inestimabile valore. Da non perdere sono però anche le mostre temporanee, realizzate sempre con cura e precisione.

    Se vi spostate verso l’esterno, noterete che la Galleria non è altro che… una gigantesca cassaforte sopraelevata!
    Un tocco dell’architetto Renzo Piano veramente simpatico e geniale!

    A fianco della Pinacoteca si trova anche una… pista di atterraggio per gli elicotteri!
    Cosa chiedere di più?

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Tutta la struttura è visitabile gratuitamente ad eccezione della Pinacoteca Agnelli per cui è previsto il pagamento di un biglietto.
    Attorno al Lingotto sono presenti dei parcheggi a pagamento interrati. Il parcheggio D è quello con costo orario più basso. 2 ore sono gratuite e incluse all’interno del biglietto purché venga acquistato qualcosa all’interno di uno dei bar o dei negozi. Ricordatevi però di far timbrare il cartellino nel locale.

    Informazioni utili

    Nome completo: Lingotto
    Quando: Aperto tutto l'anno
    Prezzo: Ingresso gratuito
    Dove: Via Nizza 230, Torino (Italia)
    Sito web: 8gallery.it

    OGR
    Interno delle OGR, le Officine Grandi Riparazioni di Torino

    Le OGR, officine grandi riparazioni

    A una decina di minuti in auto si trovano invece le Ogr, le Officine Grandi Riparazioni. Un tempo questa struttura , risalente al 1800, era la sede che ospitava il centro di riparazioni per treni e locomotive.

    Ad accogliervi all’ingresso troverete infatti due giganteschi vagoni  che ricordano proprio la storica origine di questi edifici.

    Oggi l’antico stabilimento è stato completamente recuperato. Una parte ora ospita il Politecnico, sede delle facoltà di Ingegneria, mentre l’altra parte è stata rilevata dalla Fondazione CRT ed è stata adibita a mostre di arte.

    L’arte viene mostrata in tutte le sue forme e strutture.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Visita il sito delle Officine Grandi Riparazioni in quanto è presente un ricco calendario di eventi e concerti sempre aggiornato.

    Informazioni utili

    Nome completo: OGR, Officine Grandi Riparazioni
    Quando: Aperto dalle 11.00 alle 19.00 dal giovedì alla domenica. Chiuso dal lunedì al mercoledì. L'orario di apertura serale può essere prolungato in funzione a particolari eventi
    Prezzo: Il prezzo è in funzione dell'evento scelto
    Dove: Corso Castelfidardo 22, Torino (Italia)
    Sito web: ogrtorino.it

    Dove soggiornare

    Atlantico Turin apartment

    Parco Post-industriale Dora
    Parco Post-industriale Borgo Dora durante il Kappa Festival

    Parco Post-industriale Dora

    Probabilmente questo è il luogo che, con il passare del tempo è caduto in maggiore stato di degrado e abbandono, ma anche quello che sta conoscendo una rinascita incredibile. Un tempo qui sorgevano le acciaierie FIAT e lo stabilimento Michelin. Oggi dell’intero complesso rimangono solo più le colonne portanti arancioni del capannone centrale e la torre di raffreddamento. L’area è stata trasformata in un immenso park a cielo aperto, sede di concerti ed eventi.

    Di sera l’intero parco si anima con led colorati e i giardini acquatici ricavati grazie alle tre vasche di decantazione e rappresentano alcuni dei dettagli che arricchiscono l’intero progetto.

    Nell’ex area dello stripaggio ora vengono realizzati tantissimi eventi e manifestazioni come l’Holi Fusion Festival, l’Electric Run e il Kappa Futur Festival.

    Infine una passerella sopraelevata collega tutta la struttura con la chiesa del Santo Volto.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Per essere sempre aggiornati sugli eventi che si tengono al Parco post industriale Dora consulta questo sito.

    Informazioni utili

    Nome completo: Parco Post-industriale Borgo Dora
    Quando: Ingresso gratuito. Può essere applicato il costo del biglietto in occasione di eventi e concerti
    Prezzo: Aperto tutto l'anno
    Dove: Il sito è accessibile da:

  • Corso Umbria
  • Piazza Piero della Francesca
  • Via Nole
  • Via Valdellatorre
  • Via Borgaro
  • Via Orvieto
  • Largo Orvieto
  • Via Livorno
  • Via Daubrée

  • Centro Piero della Francesca
    Il Centro Piero della Francesca

    Centro Piero della Francesca

    Dal vecchio cotonificio Mazzonis, risalente al 1896 e che dava lavoro a più di 2.000 persone, soprattutto a donne e ragazze che abitavano nei quartieri limitrofi, ora sorge il Centro Piero della Francesca. Questa struttura ospita al suo interno numerose e prestigiose aziende appartenenti ai settori più svariati, negozi, bar, palestre e la Facoltà di Informatica dell’Università di Torino.

    L’edificio è enorme e ricopre un intero isolato delimitato dal Corso Svizzera e da Via Pessinetto, Balangero e Nole.

    CONSIGLI DI VIAGGIO

    Il centro è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e ci sono parcheggi sia interni che esterni alla struttura.

    Informazioni utili

    Nome completo: Centro Piero della Francesca
    Quando: Aperto in funzione degli orari dei diversi uffici
    Prezzo: Ingresso gratuito
    Dove: Corso Svizzera 185, Torino (Italia)
    Sito web: centropdf.it

    Dove soggiornare

    Torino Loft

    Per concludere

    Torino è una città ricca di fascino che merita di essere conosciuta ed esplorata. Ha saputo rinascere da un passato glorioso, ma fortemente legato all’industria più che al turismo.
    Ha fatto timidamente capolino fra mille altre città italiane, mostrando la sua bellezza e il suo fascino smisurato.
    Non ha denigrato quelle che sono state le sue origini e la sua epoca industriale, ma anzi ha saputo partire dal suo passato per valorizzarlo e costruire un futuro nuovo e diverso.
    Una città tutta da scoprire insomma!
    Anche grazie agli eventi e ai concerti che vengono ospitati in queste strutture storiche, avete avuto modo di conoscerle e visitarle?

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    Sogno e colore fra le pennellate di Joan Mirò

    Qualche settimana fa, ho dedicato un post ad uno dei miei architetti preferiti: Antoni Gaudí.

    Oggi invece voglio parlarti di un pittore che, come il grande maestro, è originario di Barcellona e ha cercato, attraverso le sue opere, di rappresentare ed esaltare la natura. Sto parlando di Joan Mirò!

    La mostra

    A Torino nel Palazzo Chiablese, dal 4 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018, all’interno della mostra “Mirò, sogno e colore” è possibile ammirare le sue opere!
    Sono quasi tutte tele di grande formato provenienti dalla Fondació Pilar i Joan Miró e risalenti al periodo fra il 1956 e il 1983, uno dei più fertili e di maggior sperimentazione della sua vita.

    Insieme a Francesca e… Mirò

    Ho visitato l’esposizione con la mia amica Francesca, grande amante e appassionata d’arte. Lei è praticamente la mia “compagna di mostre” e tutte le volte che torna in Italia (ora vive a Londra) troviamo una scusa buona per vederci e… una rassegna da visitare!
    Armate di biglietti e di tanta curiosità, siamo quindi arrivate al Palazzo Chiablese.

    La mostra è costituita da oltre 130 opere risalenti al periodo in cui l’artista catalano si trasferì a Palma de Maiorca e si dedicò alla pittura quadridimensionale, alle grandi sculture e alla mail art.

    Joan Mirò ebbe una produzione intensissima durante la sua vita e i quadri esposti a Palazzo Chiablese sono quelli relativi all’ultimo periodo, quando l’autore aveva già aver ottenuto numerosi riconoscimenti in patria e aveva creato la “Fondaciò Joan Mirò” a Barcellona.
    A partire dal 1956, all’età di 63 anni, il pittore si trasferì a Palma de Maiorca nella casa-atelier progettata dall’architetto Sert.
    La nuova abitazione, immersa completamente nel verde, era perfetta per la sua produzione artistica.
    All’interno della mostra è stato ricreato anche il suo studio, attraverso immagini e oggetti in esso presenti. È un autentico paradiso della pittura!
    Mi sarebbe piaciuto poter girare fra le tavolozze cariche di colore, i pennelli e i cavalletti, vedere i nuovi disegni che stava realizzando sulle tele e magari sedersi sui gradini di casa a guardare il tramonto.

    Lo stile giapponese

    A partire dalla seconda metà degli anni ’60, Mirò iniziò ad entrare in contatto con lo stile giapponese grazie alle retrospettive a lui dedicate a Tokyo e Kyoto. I quadri esposti a Torino sono proprio la rappresentazione vivente di questo stile: la maggior parte delle opere sono cariche di spesse linee nere, che richiamano la tradizione calligrafica del Sol Levante.

    Per la prima volta, inizia ad aggiungere segni simili a quelli degli ideogrammi, la pittura si semplifica e il colore lascia sempre di più spazio al bianco e nero.

    Le pennellate sono spesse e decise, in alcuni casi molto grossolane. Lo stile risalente ai primi anni, costituito da una realtà rappresentata in modo fiabesco, surreale, piena di linee e segni grafici molto leggeri, viene quindi completamente soverchiato e rovesciato.

    Lo studio di Mirò nella sua casa-atelier

    Preferisco le opere risalenti al primo periodo, perché luminose e cariche di colore, ma i quadri relativi a questa fase sono straordinari per l’emozione che riescono a generare nel tuo inconscio, le immagini che tu riesci a vedere e quello che secondo te l’artista cercava di trasmetterti.

    L’arte moderna è anche questo! Un qualcosa di indefinito che cambia in base alla tua sensibilità e alle tue sensazioni.

    Niente è fisso e ben chiaro, ma tutto è in continuo mutamento e cambiamento.

    Ammirare le opere in relax

    Nell’ultima parte della mostra è stata installata una soluzione che ho trovato geniale nella sua semplicità! Un gigantesco puff su cui è possibile distendersi e guardare le opere che scorrono proiettate sul soffitto. È un momento di relax assoluto, dove puoi ammirare i dipinti in una prospettiva completamente diversa.
    Gli ingrandimenti delle foto ti permettono di vedere ulteriori dettagli che prima magari ti eri perso di fronte alla grandezza del quadro.

    Lasciati quindi trasportare anche tu nel meraviglioso mondo di Mirò, dove sogno e colore si alternano, si rincorrono e susseguono, dove diventa difficile capire il punto in cui termina la realtà e inizia la fantasia!

    A testa in giù per guardare le opere di Mirò!

    Informazioni utili

    Nome completo: Mirò, sogno e colore
    Quando: Dal 4 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018 con orario

  • Lunedì: dalle 14.30 alle 19.30
  • Da martedì a domenica: dalle 09.30 alle 19.30
  • Giovedì orario prolungato fino alle 22.30
    Prezzo: 15,50 a biglietto. Sul sito sono presenti altri sconti e riduzioni.
    Dove: Palazzo Chiablese, Vicolo S. Lorenzo, 1, 10122 Torino (TO) Italia
    Sito web: arthemisia.it

  • Dove soggiornare

    B&B Palazzo Chiablese

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