La cultura per me è un concetto molto complesso che assume tantissime forme e sembianze. Muta significato in base al contesto di riferimento.

Mi riferisco alle conoscenze di un popolo. A quell’insieme di credenze che lo rendono unico, particolare e originale. Durante i miei viaggi questo è l’aspetto che cerco sempre di guardare e approfondire di più. Cerco di capire la loro storia, i loro usi e i loro costumi. Adoro immergermi nella storia di un popolo e cerco di trasmettere attraverso i miei articoli questa mia passione. Per tale motivo il tag Cultura sarà sicuramente uno dei più frequenti all’interno di questo sito.

È anche la nostra storia, l’insieme di credenze che non viene tramandato direttamente di padre in figlio, ma viene assorbito in altri modi. Fanno parte di questo gruppo anche le feste tradizionali, i rituali e le origini del nostro Paese. A volte si tratta di attività che venivano fatte in passato e ora non pratichiamo più, ma rimangono in qualche modo legate a noi.

I mulini di Borghetto di Valeggio sul Mincio

L’Italia è il Paese che detiene il record dei borghi più belli al mondo.

Esiste addirittura una vera e propria associazione (Il Club de “I Borghi più belli d’Italia”) volta a valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni dei piccoli centri italiani.
L’obiettivo è quello di tutelare queste ricchezze in miniatura e promuoverle affinché non vengano perdute per sempre.

Trovo quest’idea semplicemente meravigliosa e la condivido al 101%!
Uno degli scopi del mio blog è proprio quello di far conoscere percorsi che si trovano al di fuori delle tradizionali mete turistiche, in modo da far promuovere angoli del nostro Paese spesso dimenticati.

Questa volta mi sono recata a Borghetto, una frazione di Valeggio sul Mincio, che rientra nella classifica de “I Borghi più belli d’Italia”, la stessa delle meridiane di Balboutet.
Qui antichi mulini oggi riprendono vita.
Io e mio marito abbiamo conosciuto questo posto grazie a Matteo, receptionist veramente molto esperto e preparato dell’hotel Bella Peschiera in cui abbiamo soggiornato.
Oggi voglio portare qui anche voi!
Quindi zaino in spalla e… si parte!

Sul ponte di Borghetto di Valeggio sul MIncio. Sullo sfondo il Ponte Visconteo
Sul ponte di Borghetto di Valeggio sul MIncio. Sullo sfondo il Ponte Visconteo

Cosa vedere: I mulini di Borghetto sul Mincio

Borghetto è una piccola frazione che sorge sulle acque e le cascate del fiume Mincio.

Questa borgata è molto particolare in quanto è costituita da un insieme di mulini risalenti al 1400, un tempo utilizzati per macinare farina, frumento, riso e altri cereali.
Proprio grazie alla particolare conformazione del territorio, la popolazione decise di realizzare queste piccole strutture per sfruttare la posizione strategica sul fiume.

Il primo incontro che ho avuto con i mulini è stato sul Ponte Visconteo, da dove è possibile ammirarli in tutta la loro bellezza.
Un autentico paesaggio da cartolina che si affaccia sul fiume!

CONSIGLI DI VIAGGIO

Dopo aver oltrepassato il Ponte Visconteo, potete lasciare la macchina in uno dei parcheggi antecedenti all’ingresso. Il costo è di 1,00 euro l’ora

Mulini di Borghetto Valeggio sul Mincio
Alcuni mulini di Borghetto di Valeggio sul Mincio

Il Borgo è veramente piccolino e può essere girato comodamente a piedi in un’oretta.
Lasciata la strada principale, si imbocca un ponticello in legno da cui è possibile ammirare più da vicino le vecchie costruzioni.

Sono state realizzate come palafitte su strutture ad arco in pietra e sotto le quali scorre il fiume.

Dal ponte si può ammirare la Chiesa di san Marco Evangelista e in lontananza, sulle montagne circostanti, la torre del Castello Scaligero.

Oggi solo tre di questi mulini vengono utilizzati e sono funzionanti, mentre gli altri sono stati trasformati in ristoranti, hotel e B&B.
Delle tre strutture è possibile visitarne l’interno per osservare gli ingranaggi che trasferiscono la forza del fiume fino alla grande macina di pietra.
È ancora possibile ammirare la ruota che veniva utilizzata per far girare l’acqua e macinare i cereali.
Le terrazze sono state trasformate in dehors di rinomati locali, dove poter gustare una romantica cena a lume di candela.
Altri mulini sono invece  diventati botteghe artigiane dove si creano prodotti tipici, come i tortellini, detti anche “nodo d’amore” perché richiama il nodo di un fazzoletto di seta fatto da due amanti prima di gettarsi nel fiume.

Pala dei mulini Borghetto Valeggio sul Mincio
Un dettaglio delle pale Pala dei mulini di Borghetto

Vacanze nei mulini: Hotel e B&B a Borghetto sul Mincio

Borghetto è perfetto per passare un week end in totale relax con il proprio fidanzato.
È un luogo veramente molto romantico.
Come accennavo nel paragrafo precedente, oggi molti mulini sono stati trasformati in hotel e B&B.
Dando una sbirciatina all’interno di questi vecchi mulini noterete che esternamente le strutture sono ancora quelle originarie, ma internamente sono state sapientemente restaurate creando un mix di eleganza e raffinatezza unici.
Ogni elemento è curato nei minimi dettagli.
Le camere e i locali sono arricchiti e impreziositi con oggetti e particolari che rendono il posto accogliente e ospitale.

Sullo sfondo alcuni hotel di Borghetto

Per concludere

Entrando a Borghetto sul Mincio, sembra di fare un tuffo indietro nel passato. Un’oasi di pace e relax dove soggiornare una notte o cenare in uno dei suoi splendidi ristoranti.
Un luogo dove passeggiare in totale tranquillità.
Un piccolo patrimonio che merita di essere tutelato.
Adoro questi borghi, ricchi di storia e di tradizione e mi piacerebbe poterne conoscere altri borghi simili. Avete qualche suggerimento da darmi per una prossima visita?

Informazioni utili

Nome completo: Borghetto di Valeggio sul Mincio
Quando: Visitabile tutto l'anno
Prezzo: Ingresso gratuito
Dove: Borghetto di Valeggio sul Mincio
Come arrivare: In auto:

  • Dall'autostrada A4, prendere l’uscita per Peschiera del Garda, dopodiché seguire la SR249 e prendere Via Cavour in direzione di Str. Viscontea a Valeggio sul Mincio.
  • Dall’Autostrada del Brennero A22, uscire a Nogarole Rocca, poi proseguire su su Via Mediana, prendere la SP3, Via Duca degli Abruzzi/SP28 e Via Giuseppe Mazzini in direzione di Str. Viscontea fino a Valeggio sul Mincio.
    Sito web: www.comune.valeggiosulmincio.vr.it

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    Viaggio nella spiritualità giapponese

    Ci sono molti modi di viaggiare o di affrontare un viaggio.
    Per alcuni l’importante è la meta finale, per altri è fondamentale il percorso in sé… 
    Ci sono persone che vanno molto lontano, mentre altre adorano la sicurezza dei posti più vicini….
    C’è poi un altro tipo di viaggio, quello che inizia da un percorso interiore, alla scoperta di sé stesso.
    Ed è proprio di quest’ultimo che voglio parlare nell’articolo di oggi.
    La scorsa settimana, insieme a Sara, la mia insegnante di giapponese, ho assistito a un incontro molto interessante intitolato “La via del perfezionamento spirituale e il rifiuto del mondo nel Giappone medievale” tenuto dal professor Aldo Tollini, docente di Lingua giapponese classica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, presso il Museo di Arte Orientale (MAO) di Torino.
    Ho trovato il seminario estremamente interessante e ho voluto approfondire questo argomento.
    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    Pittura in stile giapponese che racconta la spiritualità nei confronti della natura
    Un dipinto che richiama tutti gli elementi della natura

    Verso un mondo che cambia: una nuova spiritualità

    In Giappone il Medioevo era il periodo che va dal 1185 fino al 1868 (quindi attraversa oltre cinque secoli). Era l’epoca che vedeva la classe Samurai al potere, mentre l’Imperatore assumeva un ruolo di rappresentante spirituale.

    L’avvento dei Samurai, portò con sé anche un cambiamento religioso con lo sviluppo a tutti i livelli del buddismo, fino ad allora conosciuto e praticato solo dalle classi aristocratiche.

    La forte diffusione del buddismo, fece si che anche lo stile di vita delle persone cambiasse. Durante questo periodo, nacque una figura molto particolare, quella dei Tonseisha (遁世者), ovvero “i ritirati dal mondo”. Erano uomini che, non condividendo più i valori e la società in cui vivevano, decidevano spontaneamente di lasciare la civiltà e ritirarsi nei boschi per affrontare un viaggio interiore alla scoperta di se stessi.

    Abbandonarono il loro stile di vita, la loro famiglia e lo status sociale ormai consolidato e acquisito.

    L’obiettivo era quello di liberarsi di tutto ciò che era materiale e terreno, distaccandosi dal mondo e dai suoi problemi.

    L’uomo doveva raggiungere una condizione tale per cui le inquietudini e i mali, che normalmente lo avrebbero afflitto, ora dovevano scivolare via, leggeri come polvere.

    Ma tutto questo com’era possibile?

    Solo attraverso il rispetto, la pratica quotidiana del buddismo e la meditazione si poteva comprendere il significato della nostra vita e, in ultima istanza, il raggiungimento del Nirvana.

    Antica immagine di Murata Jukō, maestro della cerimonia del tè

    Un percorso molto difficile

    Questo desiderio e la volontà di abbracciare un nuovo stile di vita, non era però una cosa semplice.

    Significava allontanarsi dagli amici, dalla famiglia e dai propri cari, abbandonandoli completamente.
    Voi ce la fareste? Io ammetto che avrei qualche difficoltà.

    Mi ha fatto riflettere molto la poesia scritta da un uomo che ha abbracciato questo pensiero.

    Nel poema, lui è riuscito a descrivere e a trasmettere tutto il dolore, la tristezza, ma anche la forza di volontà che aveva messo in campo per potersi distaccare dalla famiglia.
    Raccontò che un giorno, dopo aver preso la decisione di allontanarsi dalla società, tornò a casa per comunicarlo ai suoi cari.
    La figlia di pochi anni gli corse incontro, felice di rivederlo.
    Lui con un gesto brusco della mano la tenne a distanza. Sapeva che se non avesse mantenuto i nervi saldi, avrebbe ceduto e non avrebbe onorato la sua promessa.
    La figlia non capì il suo comportamento (apparentemente insensato), rimase un attimo perplessa e poi scoppiò in lacrime.
    Il pianto lo lacerò e lo distrusse interiormente, ma l’uomo cercò di mantenere tutta la freddezza di cui era capace e andò via.

    Questo naturalmente è un caso estremo, ma è comunque molto difficile distaccarsi con la mente da tutto ciò che abbiamo di più caro. Non è infatti possibile riuscire a separarsi dalle cose terrene se il nostro cuore e la nostra mente rimangono sempre legati a qualcosa.

    Vivere in mezzo ai boschi

    Qual’era il luogo perfetto per riuscire a entrare in contatto con sé stesso, lontano da tutti e da tutto?

    Ma vivendo in una casetta in mezzo ai boschi ovviamente!
    Coloro che decisero di praticare questo tipo di scelta, iniziarono a vivere in abitazioni realizzate con materiali molto semplici e completamente immerse nella natura.
    Queste case erano costituite da legno, paglia e fango. Caratteristica peculiare era la loro semplicità. Tutto quello che era superfluo o non pratico doveva essere eliminato.

    L’obiettivo era quello di non essere “contaminati” nel proprio percorso interiore da fattori esterni.

    Fra queste si contraddistinguevano anche le Chashitsu (茶室 – letteralmente “stanza del tè”), strutture realizzate specificatamente per la cerimonia del tè, composte da un viale lastricato che conduce alla porta d’accesso principale, luogo metaforico di transizione per lasciarsi il mondo esterno alle spalle.

    Queste abitazioni assunsero il concetto di Wabi-sabi, ovvero di bellezza rustica, imperfetta.

    Chashitsu
    Chashitsu, la casa realizzata specificatamente per la cerimonia del tè

    L’arte come strumento per conoscere se stesso

    La casta dei Samurai, diversamente da quanto si potrebbe pensare, era costituita da combattenti, amanti delle arti.

    Qualsiasi forma d’arte era quindi vista come via per raggiungere la perfezione individuale. Fra questa vi erano:

    • Cha no yu, l’arte nella preparazione del tè (la cerimonia del tè)
    • l’Ikebana, l’arte della composizione floreale, legata alla disposizione dei fiori recisi
    • Shodō, l’arte della calligrafia e della bella scrittura
    • La Via della Poesia

    Con la pratica costante di queste attività e il tentativo di migliorarsi continuamente, era possibile raggiungere un livello tale che permetteva di concentrare la propria mente e aiutarla nel percorso di distacco dal resto del mondo.

    Conclusione

    I concetti presentati all’interno di questo post sono legati principalmente ad un cambiamento avvenuto durante il periodo medioevale. Tuttavia la volontà di separarsi dal mondo, non credendo più nei valori o nella società in cui si vive, è ancora oggi un tema di grande attualità.

    Molte persone, soprattutto adolescenti e giovani adulti, praticano oggi un tipo di isolamento legato però ad altri principi. Spesso le cause sono riconducibili ad un senso troppo forte di oppressione proveniente dalla famiglia, dalla scuola e dalla dure e rigide regole imposte dalla società.
    Sono chiamati Hikikomori (引きこもり) e decidono di vivere in totale solitudine all’interno della propria abitazione o addirittura solo in una stanza, senza avere contatti con il mondo esterno, familiari e amici.
    Riesco solo lontanamente a immaginare quanto possa essere grande il disagio e il senso di malessere che queste persone stanno provando. “Spegnersi dentro”, non aver più voglia di vivere e di scoprire il mondo è una cosa straziante.

    Nel Giappone medioevale l’isolarsi dalla società era una forma di ribellione. Significava dire “no” a qualcosa in cui non si credeva per cercare una propria strada. Oggi l’isolamento degli Hikikomori rappresenta invece il bisogno di comunicare ed esprimere un proprio malessere interiore, senza però riuscire (almeno da soli) a trovare una via d’uscita.

    Oggi molti occidentali hanno iniziato un percorso simile a quello dei Tonseisha durante il medioevo giapponese, conducendo una vita semplice, frugale e in luoghi meno conosciuti e frequentati.
    Hai mai vissuto un’esperienza simile o ti piacerebbe poterlo fare un giorno? Lascia qui sotto un tuo commento raccontandomi la tua storia!

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    Interviste itineranti: “Racconti sparsi in ricordo dell’Argentina” di Carlo Masoero

    Oggi abbiamo con noi Carlo Masoero, grande viaggiatore, appassionato di corsa e in assoluto una delle persone più curiose e vitali che io conosca.

    Ci racconterà del suo viaggio in Argentina di sei mesi, fatto un paio di anni fa mentre frequentava l’università.

    È stato un periodo molto intenso e ricco di attività che gli hanno permesso di conoscere una terra molto diversa dalla nostra.

    Ho voluto realizzare questo articolo come una raccolta di racconti sparsi. Un insieme di ricordi uniti fra loro da chi si è innamorato della cultura di un popolo e qui ci ha lasciato il cuore. Gli ho quindi chiesto di raccontarmi le cose che più l’hanno emozionato, quello che gli è rimasto più impresso, i suoni e i colori del popolo argentino.

    Quindi zaino in spalla e… si parte!

    Partenza: Destinazione Argentina!

    Elisa: La prima domanda che mi sembra giusto farti è: com’è è partita l’idea di questo viaggio e dove hai vissuto?

    Carlo: Durante i miei studi universitari, ho sempre sognato di fare un Erasmus. Grazie ad un amico ho scoperto le borse di studio extra europee fra le università internazionali e ho deciso di partecipare. Ne ho parlato con i miei genitori (erano loro a dover finanziare l’idea!) e ne sono stati entusiasti. Così ho deciso di abbandonare le classiche mete e sono partito per l’Argentina e per l’esattezza a Santa Fe.
    Ero l’unico ragazzo europeo della mia università.
    Per entrare di più in contatto con la cultura e le tradizioni del posto ho deciso di non soggiornare nel campus o negli alloggi universitari, ma di prendere una casa in affitto con un ragazzo che abitava in un paese vicino.

    Vita quotidiana in Argentina

    Elisa: oltre all’università quali esperienze ti sono rimaste più impresse?

    Carlo: Ho voluto integrarmi il più possibile e quindi, oltre all’università, ho deciso di iniziare anche una serie di esperienze al di fuori dell’ambiente scolastico.

    Sono stato invitato a partecipare a trasmissioni di diverse radio locali. Erano dei talk show dove mi chiedevano un parere su un determinato argomento e come questo veniva visto in Italia e in Europa.

    Con una parrocchia locale, abbiamo cercato di portare via dalla strada molti ragazzi che abitano all’interno delle “villa miseria”, le favelas argentine. Sono zone poverissime dove non è facile uscire dalla propria condizione sociale. La divisione in classi è molto forte ed è difficile incontrarsi con persone di classi sociali differenti o poter conoscere stili di vita diversi dal proprio.

    Grazie ad un allenatore di calcio di una squadra locale, sono andato nelle curve degli stadi argentini (molto folkloristici, quindi divertitevi ma state attenti!).

    Con il mio coinquilino invece ho avuto la possibilità di vivere alcune esperienze davvero incredibili: ho assistito alla doma dei cavalli, ovvero la tecnica per domare un cavallo selvaggio, alla realizzazione dell’asado, una grigliata tipica argentina, e l’hamburguesa, ovvero preparare la domenica tutti insieme gli hamburger.

    Sono tutte attività che riguardano molto la collettività, lo stare bene insieme.
    C’è poi il mate, una bevanda costituita da un recipiente con una cannuccia bombilla dove viene inserita la yerba mate,  un’erba che diventa infuso con l’acqua calda. Ci  siamo messi in cerchio e, a turno, una persona serviva la bevanda e tutti bevevano dalla stessa cannuccia. Due regole sono fondamentali: non girare mai la cannuccia e attenzione a dire “grazie”, perché vuol dire che hai finito e non hai più sete!

    Allo stadio in Argentina
    Carlo (al centro) con due amici in uno degli stadi in Argentina

    L’Argentina: un melting pot di culture e italianità!

    Elisa: Quali sono altri aspetti che ti hanno colpito molto dell’Argentina?

    Carlo: Santa Fè è una città molto accogliente ed è composta da una maggioranza preponderante di origine Italiani, profondamente attaccati alle loro origini.
    Per sentirsi più vicini all’Italia hanno creato dei veri e propri circoli legati alla loro regione di provenienza, dove continuano a seguire le tradizioni dei loro antenati. Nel circolo siciliano ho visto ad esempio delle nonne ballare la tarantella. La pasta viene ancora fatta in casa, mentre da noi oggi questa usanza si sta perdendo sempre di più.
    Questo senso di appartenenza viene sentito a tutti i livelli, indipendentemente dall’età.

    Ancora oggi c’è un forte legame con il luogo di origine e, nonostante i costi esorbitanti del passaporto e del viaggio, ho notato che tutti cercano sempre di tornare almeno una volta nella vita nella propria terra di origine. Vogliono conoscere lontani cugini o semplicemente ritrovare il luogo in cui sono nati i loro bisnonni.

    Elisa: e tu? Hai trovato qualche cugino Masoero argentino?

    Carlo: purtroppo no! Ma mi avrebbe fatto piacere!

    Elisa: altre cose particolari che ti hanno colpito?

    Carlo: Un’altra cosa che mi ha colpito è il fernet, perché qui da noi è diventata una bevanda piuttosto marginale, consumata prevalentemente da persone anziane, mentre lì la bevono praticamente tutti ed è alla base del cocktail più bevuto nelle discoteche e locali argentini: il fernet e cola

    L’Argentina è inoltre un vero e proprio melting pot che ha ospitato anche molti polacchi e tedeschi.

    Asado argentino
    Un piatto di Asado, la tipica grigliata argentina

    In giro per l’Argentina

    Elisa: Oltre a Santa Fe, sei riuscito a visitare anche altre città?

    Carlo: Si, sono stato nella parte nord. Ho visitato le Cascate di Iguazú… stupende tra Brasile e Argentina!

    Sono stato anche nell’area nord est, verso la Bolivia Si tratta di un viaggio naturalistico, con dei paesaggi che cambiano in un nulla e sono molto suggestivi. Sono rimasto colpito dalle lunghe distanze che ti fanno sentire letteralmente una formichina nel mondo. Da noi queste spazi non esistono ed è quindi difficile comprenderli senza averle visti.

    Mi è dispiaciuto non riuscire a vedere la zona sud. Il problema più grande è la delinquenza che ti limita parecchio. Il trasporto pubblico inoltre non è molto efficiente e la rete ferroviaria è poco estesa.
    Sono quindi usati i pullman con i posti assegnati.

    Ho visitato anche Rosario e Altagracia, le due città di origine di Che Guevara. La prima è stata la sua città natale, mentre nella seconda ci è cresciuto. Da qui inoltre è partito e ha scritto “I diari della motocicletta”

    Elisa: quali sono invece le maggiori difficoltà che hai incontrato?

    Carlo: La paura più grande è legata al discorso sulla sicurezza. C’è tantissima micro e macro criminalità legata a problemi di furti e scippi. A questo si aggiungono i problemi di povertà legati alla villa miseria.

    Detto questo, però l’Argentina è un paese davvero bellissimo che vi consiglio di visitare!

    Tramonto argentino
    Tramonto argentino

    Dove soggiornare

    InterTower Hotel

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