Interviste itineranti: “Racconti sparsi in ricordo dell’Argentina” di Carlo Masoero

Oggi abbiamo con noi Carlo Masoero, grande viaggiatore, appassionato di corsa e in assoluto una delle persone più curiose e vitali che io conosca.

Ci racconterà del suo viaggio in Argentina di sei mesi, fatto un paio di anni fa mentre frequentava l’università.

È stato un periodo molto intenso e ricco di attività che gli hanno permesso di conoscere una terra molto diversa dalla nostra.

Ho voluto realizzare questo articolo come una raccolta di racconti sparsi. Un insieme di ricordi uniti fra loro da chi si è innamorato della cultura di un popolo e qui ci ha lasciato il cuore. Gli ho quindi chiesto di raccontarmi le cose che più l’hanno emozionato, quello che gli è rimasto più impresso, i suoni e i colori del popolo argentino.

Quindi zaino in spalla e… si parte!

Partenza: Destinazione Argentina!

Elisa: La prima domanda che mi sembra giusto farti è: com’è è partita l’idea di questo viaggio e dove hai vissuto?

Carlo: Durante i miei studi universitari, ho sempre sognato di fare un Erasmus. Grazie ad un amico ho scoperto le borse di studio extra europee fra le università internazionali e ho deciso di partecipare. Ne ho parlato con i miei genitori (erano loro a dover finanziare l’idea!) e ne sono stati entusiasti. Così ho deciso di abbandonare le classiche mete e sono partito per l’Argentina e per l’esattezza a Santa Fe.
Ero l’unico ragazzo europeo della mia università.
Per entrare di più in contatto con la cultura e le tradizioni del posto ho deciso di non soggiornare nel campus o negli alloggi universitari, ma di prendere una casa in affitto con un ragazzo che abitava in un paese vicino.

Vita quotidiana in Argentina

Elisa: oltre all’università quali esperienze ti sono rimaste più impresse?

Carlo: Ho voluto integrarmi il più possibile e quindi, oltre all’università, ho deciso di iniziare anche una serie di esperienze al di fuori dell’ambiente scolastico.

Sono stato invitato a partecipare a trasmissioni di diverse radio locali. Erano dei talk show dove mi chiedevano un parere su un determinato argomento e come questo veniva visto in Italia e in Europa.

Con una parrocchia locale, abbiamo cercato di portare via dalla strada molti ragazzi che abitano all’interno delle “villa miseria”, le favelas argentine. Sono zone poverissime dove non è facile uscire dalla propria condizione sociale. La divisione in classi è molto forte ed è difficile incontrarsi con persone di classi sociali differenti o poter conoscere stili di vita diversi dal proprio.

Grazie ad un allenatore di calcio di una squadra locale, sono andato nelle curve degli stadi argentini (molto folkloristici, quindi divertitevi ma state attenti!).

Con il mio coinquilino invece ho avuto la possibilità di vivere alcune esperienze davvero incredibili: ho assistito alla doma dei cavalli, ovvero la tecnica per domare un cavallo selvaggio, alla realizzazione dell’asado, una grigliata tipica argentina, e l’hamburguesa, ovvero preparare la domenica tutti insieme gli hamburger.

Sono tutte attività che riguardano molto la collettività, lo stare bene insieme.
C’è poi il mate, una bevanda costituita da un recipiente con una cannuccia bombilla dove viene inserita la yerba mate,  un’erba che diventa infuso con l’acqua calda. Ci  siamo messi in cerchio e, a turno, una persona serviva la bevanda e tutti bevevano dalla stessa cannuccia. Due regole sono fondamentali: non girare mai la cannuccia e attenzione a dire “grazie”, perché vuol dire che hai finito e non hai più sete!

Allo stadio in Argentina
Carlo (al centro) con due amici in uno degli stadi in Argentina

L’Argentina: un melting pot di culture e italianità!

Elisa: Quali sono altri aspetti che ti hanno colpito molto dell’Argentina?

Carlo: Santa Fè è una città molto accogliente ed è composta da una maggioranza preponderante di origine Italiani, profondamente attaccati alle loro origini.
Per sentirsi più vicini all’Italia hanno creato dei veri e propri circoli legati alla loro regione di provenienza, dove continuano a seguire le tradizioni dei loro antenati. Nel circolo siciliano ho visto ad esempio delle nonne ballare la tarantella. La pasta viene ancora fatta in casa, mentre da noi oggi questa usanza si sta perdendo sempre di più.
Questo senso di appartenenza viene sentito a tutti i livelli, indipendentemente dall’età.

Ancora oggi c’è un forte legame con il luogo di origine e, nonostante i costi esorbitanti del passaporto e del viaggio, ho notato che tutti cercano sempre di tornare almeno una volta nella vita nella propria terra di origine. Vogliono conoscere lontani cugini o semplicemente ritrovare il luogo in cui sono nati i loro bisnonni.

Elisa: e tu? Hai trovato qualche cugino Masoero argentino?

Carlo: purtroppo no! Ma mi avrebbe fatto piacere!

Elisa: altre cose particolari che ti hanno colpito?

Carlo: Un’altra cosa che mi ha colpito è il fernet, perché qui da noi è diventata una bevanda piuttosto marginale, consumata prevalentemente da persone anziane, mentre lì la bevono praticamente tutti ed è alla base del cocktail più bevuto nelle discoteche e locali argentini: il fernet e cola

L’Argentina è inoltre un vero e proprio melting pot che ha ospitato anche molti polacchi e tedeschi.

Asado argentino
Un piatto di Asado, la tipica grigliata argentina

In giro per l’Argentina

Elisa: Oltre a Santa Fe, sei riuscito a visitare anche altre città?

Carlo: Si, sono stato nella parte nord. Ho visitato le Cascate di Iguazú… stupende tra Brasile e Argentina!

Sono stato anche nell’area nord est, verso la Bolivia Si tratta di un viaggio naturalistico, con dei paesaggi che cambiano in un nulla e sono molto suggestivi. Sono rimasto colpito dalle lunghe distanze che ti fanno sentire letteralmente una formichina nel mondo. Da noi queste spazi non esistono ed è quindi difficile comprenderli senza averle visti.

Mi è dispiaciuto non riuscire a vedere la zona sud. Il problema più grande è la delinquenza che ti limita parecchio. Il trasporto pubblico inoltre non è molto efficiente e la rete ferroviaria è poco estesa.
Sono quindi usati i pullman con i posti assegnati.

Ho visitato anche Rosario e Altagracia, le due città di origine di Che Guevara. La prima è stata la sua città natale, mentre nella seconda ci è cresciuto. Da qui inoltre è partito e ha scritto “I diari della motocicletta”

Elisa: quali sono invece le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Carlo: La paura più grande è legata al discorso sulla sicurezza. C’è tantissima micro e macro criminalità legata a problemi di furti e scippi. A questo si aggiungono i problemi di povertà legati alla villa miseria.

Detto questo, però l’Argentina è un paese davvero bellissimo che vi consiglio di visitare!

Tramonto argentino
Tramonto argentino

Dove soggiornare

InterTower Hotel

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Viaggio on the road in Portogallo: da Lisbona all’Algarve

Non c’è niente di più bello di fare un viaggio on the road lungo le coste portoghesi.

Qui ho voluto riportare il mio viaggio andata e ritorno da Lisbona alla regione dell’Algarve, una delle più selvagge della penisola iberica.

Quindi zaino in spalla e… si parte!

Primo giorno: Arrivo a Lisbona

Partenza dall’aeroporto di Milano. Dopo un paio di ore di volo, atterriamo all’Aeroporto Humberto di Lisbona, distante solo 10 km dalla capitale.
Affittiamo un’auto e ci dirigiamo verso l’hotel dove soggiorneremo per la notte. Approfittiamo delle poche ore di luce per visitare il quartiere vicino all’albergo.

Secondo giorno: Destinazione l’Algarve

Partiamo di prima mattina con l’auto. Destinazione Algarve!

L’Algarve è una regione del Portogallo diventata famosa per la bellezza del suo territorio selvaggio.
Bianche scogliere di roccia frastagliata si affacciano a picco sul mare. Qui è possibile vedere pescatori che, a 20 e 30 metri di altezza, lanciano le loro lenze per catturare dell’ottimo pesce.
Scendendo lungo queste calette si raggiungono golfi e insenature naturali caratterizzate da una spiaggia bianchissima.

Piccoli e caratteristici paesini si susseguono lungo la costa. Alcuni sono distanti fra loro anche parecchi chilometri e, proprio fra una cittadina e l’altra, si vedono piantagioni di querce da sughero, utilizzate per creare tappi di ottimi vini, ma anche borse, gioielli e altri oggetti.

Arriviamo ad Albufeira, luogo e meta di vacanze soprattutto durante il periodo estivo, per l’ora di pranzo, lasciamo i bagagli in hotel e andiamo alla ricerca di un buon ristorante. La cittadina non è molto grande, ma c’è praticamente di tutto e in pieno centro troviamo un ottimo ristorante di pesce. Non possiamo non provare il cibo locale!

Dopo esserci rifocillati, decidiamo di partire alla volta di Faro, una delle città più grandi del sud del Portogallo. Non siamo fortunati però perché, arrivati qui, siamo investiti da un forte acquazzone che ci obbliga a fare un giro della città molto veloce. Ancora oggi il centro storico mostra i segni delle conquiste arabe che hanno dominato e modificato la città.

Decidiamo quindi di risalire la penisola, passando all’interno dei diversi paesi e tornando ad Albufeira.

Dove soggiornare

Alfagar Village

Le coste dell'Algarve
Le coste dell'Algarve

Terzo giorno: Algarve, finalmente possiamo ammirarti in tutta la tua bellezza!

Il terzo giorno è un po’ più fortunato del precedente. Ha smesso di piovere quindi ci spostiamo verso Lagos, una delle città più amate del Portogallo. Qui il vento e l’acqua hanno letteralmente scavato le scogliere creando grotte, caverne e ponti dentro la roccia. Il colore argilloso della terra contrasta con il blu intenso del mare.
É un luogo davvero meraviglioso.

Raggiungiamo le rovine del forte di Sagres che si trova lì vicino e mentre ammiriamo ammaliati l’incredibile paesaggio, conosciamo due ragazzi: lui italiano di Venezia, lei brasiliana di Rio. Ci raccontano che si sono conosciuti lì durante una vacanza e hanno deciso di non andare più via. Ora hanno aperto una pizzeria proprio in centro alla città vicina e lavorano entrambi lì.

Decidiamo di passare il resto del pomeriggio visitando l’Alentejo, la zona a nord della costa dell’Algarve.
Questa è probabilmente l’area meno turistica, caratterizzata da un entroterra selvaggio ed enormi spiagge deserte. Per preservare e tutelare la bellezza di quest’area, è stato creato il “Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina“, una zona che si estende per oltre 15 chilometri

Dove soggiornare

Alfagar Village

Pescatori sulle scogliere rocciose dell'Algarve
Pescatori sulle scogliere rocciose dell'Algarve

Quarto giorno: si inizia il percorso a ritroso

Entro questa sera dobbiamo tornare a Lisbona. Iniziamo quindi la nostra risalita lungo la costa. Verso l’ora di pranzo arriviamo a Sines, città natale di Vasco De Gama e uno dei porti più grandi di questa zona.
La cittadina è caratterizzata da case bianche e azzurre. Lasciamo l’auto in un parcheggio e ci muoviamo a piedi verso il porto. Le strade sono tutte vuote. Non sembra esserci nessuno nei paraggi.

Incontriamo un pescatore che sta tornando dalla battuta ancora con le reti in spalla e gli chiediamo se può indicarci un ristorante lì vicino. Ci risponde che poco più avanti ci sono due locali, entrambi molto buoni. Ovviamente specialità pesce!

Proviamo il primo. A vederlo non ci ispira molto. Sembra uno di quei ristoranti in stile anni ’50 con la specchiera dietro al bancone e le bottiglie di liquori sulle mensole, anch’esse in vetro. Non ci convince molto, ma lo proviamo lo stesso più per necessità che altro.

Un ragazzo giovane ci accoglie all’ingresso e ci illustra il pescato del giorno. Optiamo per un persico che si rivela essere… favoloso! Davvero ottimo! Cucinato perfettamente! Mai fidarsi di un libro dalla copertina!
Visitiamo velocemente Sines e le sue bianche case e poi ripartiamo alla volta di Lisbona, dove arriveremo in serata.

Case di Sines
Case di Sines

Quinto giorno: inizia la visita di Lisbona!

Lisbona ci accoglie con la sua anima vivace e un po’ retrò. Siamo nella zona dove si è tenuto l’Expo nel 1998. Un quartiere moderno e pieno di vita.

Iniziamo il nostro giro, visitando subito la Torre di Bélem e il Monastero dos Jerónimos, entrambi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

La Torre di Bélem è una torre difensiva realizzata in marmo bianco. Si affaccia direttamente sul Tago e aveva lo scopo di segnalare l’arrivo di eventuali invasori.

Il Monastero dos Jerónimos venne fatto costruire per celebrare il ritorno de Vasco De Gama dopo aver aperto la rotta con le Indie. Secondo una leggenda, fu proprio qui, all’interno della Chiesa Ermida do Restelo, che il celebre navigatore si trovò per pregare insieme ai suoi compagni la notte prima della sua partenza affinché il viaggio andasse bene. Al suo ritorno il Re Manuele I lo accolse con tutti gli onori e decise di erigere l’intero complesso in suo onore.

La Torre di Bélem, il Monastero dos Jerónimos e il Monumento alle Scoperte, poco lontano, sono le espressioni simbolo dell’epoca gloriosa del Portogallo alla conquista del mondo.

Nel pomeriggio decidiamo  invece di prendere il famoso Tram 28!

Torre di Bélem
Torre di Bélem

Giorno 6: La scoperta di Lisbona continua

Questa mattina decidiamo di “prendercela con calma” e andiamo a vedere l’Oceanario di Lisbona, uno degli acquari più grande del mondo!

Nel pomeriggio ci dirigiamo invece nel centro storico. Lisbona è costruita su sette colline, dove si inerpicano le piccole e strette stradine. Molte case sono ancora completamente ricoperte di azulejos, le tipiche piastrelle colorate. Purtroppo molti edifici stanno perdendo il loro fascino a causa del deterioramento dovuto all’età e al clima.

Ci spostiamo nella grande piazza, uno centri più importanti e vitali di Lisbona e poi nella Baixa, la città bassa.

Cogliamo l’occasione per visitare anche il Convento do Carro, una chiesa gotica andata quasi completamente distrutta durante il terremoto del 1755. Oggi rimane in piedi solo la struttura perimetrale e le colonne della navata centrali, ma è una delle chiese più belle che abbia mai visto.

Il sole sta calando. É giunto il momento di rientrare. Ne approfittiamo per fare ancora un’ultima passeggiata sul lungomare.

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Sull’isola delle nuvole: l’isola di Skye

Nel corso del mio tour in giro per la Scozia, una delle tappe più affascinanti è stata quella dell’Isola di Skye.

Si trova a nord del Paese e fa parte delle Highlands
Il suo nome, tradotto dal norreno, vuol dire “Isola delle nuvole” in quanto le sue colline, dette Cuillins, sono perennemente circondate dalla nebbia. 

É una delle isole più grandi della regione e merita di essere visitata in ogni suo angolo.

Quindi zaino in spalla e… si parte!

L’isola è collegata alla terraferma attraverso l’omonimo ponte. Legata a questa struttura è presente una storia curiosa.

Il ponte di Skye

Per ridurre i disagi provocati agli abitanti dell’isola, il Governo, nel 1995, decise di costruire un attraversamento che la collegasse alla terraferma.

Una banca americana venne a conoscenza del progetto e si offrì volontaria come azienda sponsorizzatrice.  
Tuttavia niente viene fatto per niente e, terminata la realizzazione del ponte, fu applicata una pesante sanzione per poterlo attraversare.

Gli abitanti di Skye erano su tutte le furie! Pagare un pedaggio ad ogni passaggio (e per di più così oneroso) era un vero e proprio furto!
A tutte le regole però una scappatoia la si trova sempre e questo caso non fece eccezione.
Poiché l’isola viveva sulla pastorizia, nel regolamento del pedaggio era stata fissata una clausola secondo cui non si sarebbe pagato qualora si fossero trasportati animali. Non era però stata specificata la quantità del trasporto.
E allora cosa si fa in questi casi? Si carica una pecora in macchina e la si porta avanti e indietro. E se non ce l’hai?! Te la fai prestare da un vicino! Ed è così che, se in passato ti capitava di vedere una macchina con una pecora sopra, sapevi sicuramente che era un abitante dell’isola di Skye!

Poi a suon di proteste, lamentale, pedaggi non pagati e pecore trasportate, il Governo scozzese nove anni dopo, eliminò il pedaggio dopo aver acquistato il ponte dalla banca.

Le case vicino al porto di Portee

Il viaggio continua: direzione Portree!

Dopo aver attraversato il ponte, il nostro viaggio continua addentrandoci all’interno dell’isola.
Lungo il tragitto è possibile ammirare casette sparpagliate qua e là.
Negli ultimi anni Skye, dopo un periodo di graduale spopolamento, ha conosciuto un vero e proprio boom. Molte persone hanno infatti deciso di abbandonare lo stile frenetico della terraferma e recarsi sull’isola, dove si può vivere e lavorare a ritmi decisamente più a misura d’uomo.

Il paesaggio è prevalentemente selvaggio, con la tipica vegetazione scozzese, ma ci sono poche piccole cittadine, raggiungibili attraverso le “single track road”, stradine ad un corsia dove non è possibile passare con due macchine contemporaneamente.  A differenza delle isole di Aran in Irlanda, quasi completamente disabitate, queste sono piccole ma super organizzate. C’è praticamente tutto!

Noi abbiamo raggiunto la più grande: Portree.
È costituita da un corpo dominante su cui si estendono negozi, una chiesa e un’ampia varietà di ristoranti e pub.
Scendendo lungo il corso principale si raggiunge il piccolo e caratteristico porticciolo e la spiaggia che ricorda molto (per forma, non sicuramente per temperatura!) le spiagge caraibiche! Una sabbia finissima si estende lungo tutto il golfo.

Portree è diventata famosa anche per il suo caratteristico porticciolo, costituito da casette a due piani e dai colori vivaci. Grazie alla sua posizione centrale è anche uno dei luoghi migliori dove soggiornare in quanto permette di raggiungere facilmente qualsiasi punto dell’isola.

Da buona scozzese, sull’isola non possono inoltre mancare alcune distillerie di whisky!

La campagna dell'Isola di Skye

Dove mangiare

Se vi recherete sull’isola di Skye non potete assolutamente perdervi “The Harbour Fish & Chips Shop” dove è possibile assaggiare il tipico fish & chips che si mangia vicino al porto. Obbligatoriamente da asporto, è considerato uno dei più buoni dell’intera Scozia!
Qui vi hanno pranzato anche i principi William e Kate, nonché alcuni chef stellati!
Attenzione però ai gabbiani che si trovano lì vicino! Anche loro ne sono molto golosi! 😊

Nella parte più centrale della città si trova invece il Caledonian Cafe, un luogo molto accogliente. Lo stile e l’atmosfera mi ricordava molto quello di Luke in “Una mamma per amica”, dove tutti si conoscono e c’è un clima di familiarità e tranquillità.

Per concludere

Per poter apprezzare fino in fondo l’anima di Skye, occorre visitarla lentamente.
Prendetevi alcuni giorni per passeggiare lungo le sue coste e conoscere gli anfratti più sconosciuti. L’ideale è girare l’intera isola in macchina, a piedi con uno zaino in spalla. o in bicicletta.
Vi consiglio di arrivare sull’isola attraverso l’omonimo ponte e ripartire prendendo il traghetto da Armadale.

Se state programmando il vostro tour dell’Isola di Skye,visitate questo sito perché contiene tantissimi suggerimenti utili e destinazioni insolite  Io l’ho trovato davvero molto interessante!

Vi lascio infine con un video: dopo averlo visto non potrete non innamorarvi di questo angolo di Scozia!

Informazioni utili

Nome completo: Isola di Skye
Quando: Visitabile tutto l'anno
Prezzo: Gratuito
Dove: Isola di Skye, Scozia
Come arrivare: In auto attraversando il Ponte di Skye o in traghetto arrivando ad Armadale

Dove soggiornare

The Royal Hotel

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Il nuovo volto di Glasgow

Il mio tour della Scozia parte da Glasgow, una delle città più famose di questa regione!

Per molto tempo è stata semplicemente una città industriale, caratterizzata da cantieri navali (nel periodo di massimo splendore era arrivata ad averne oltre 40 contemporaneamente!), pesca del salmone e industrie siderurgiche.

Negli ultimi anni però Glasgow ha mostrato un’anima completamente nuova e… tutta da scoprire! 

Quindi zaino in spalla e… si parte! 

Il mio hotel a Glasgow è in pieno centro, a due passi dai luoghi del divertimento e a una ventina di minuti a piedi dalla zona universitaria.

Cosa vedere a Glasgow

La cattedrale

Uno dei lampioni vicino alla cattedrale che ricordano i miracoli del santo
Uno dei lampioni vicino alla cattedrale che ricordano i miracoli del santo

Iniziamo la visita di Glasgow partendo proprio dalla sua cattedrale. La leggenda vuole che sia stata fondata da Niniano di Whithorn, primo vescovo
della Scozia e di Glasgow, giunto qui per catechizzare i miscredenti.

Ancora oggi si possono ammirare i prodigi che ha realizzato osservando piccoli particolari che circondano la chiesa come… i lampioni! 

Essi raffigurano infatti i 3 miracoli compiuti dal Santo: il pettirosso dalla testa mozzata a cui aveva ridato la vita, il pesce che aveva restituito l’anello alla ragazza dopo che aveva perduto il fidanzato in battaglia e una campanella discesa direttamente dal cielo per chiamare a raccolta i fedeli.

Sulla collina posta dietro la cattedrale si trova il cimitero con le tombe delle persone famose, ricco di leggende, fantasmi e spiriti!

L’università

Poco lontano dalla cattedrale si trova l’università.

Quest’ultima è sicuramente la mia zona preferita! Fondata nella seconda metà del 1400 è la seconda struttura più antica della Scozia e quarta in tutto il mondo anglofono. É costituita da una serie di edifici in mattoni rossi riccamente decorati con pennoni e intarsi.

Glasgow vanta una serie di personaggi illustri nati proprio da questi banchi di scuola.
Fra di loro ci sono sicuramente Florence Nightingale, infermiera amatissima dalla regina Vittoria e e considerata la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna; Listen inventore dell’anestesia usata nelle operazioni chirurgiche (immaginate quanto potevamo essere dolorosi gli interventi prima di quel momento!); i quattro fratelli architetti Adam (John, Robert, James e William) che plasmeranno la planimetria di Glasgow e di Edimburgo; James Watt, inventore della macchina a vapore.

Il municipio e la piazza principale

La piazza del municipio o George Square è il cuore pulsante di Glasgow. Attorno ad essa sorgono ancora la camera di commercio e, sulla sommità del tetto, si può ammirare un mappamondo sormontato da una nave, simbolo dei cantieri navali che avevano generato la ricchezza e la fortuna della città.

Glasgow aveva infatti ottenuto la nomina di “Città Reale“, un privilegio assoluto fornito direttamente dal Re o dalla Regina e unico mezzo per poter commerciare con l’estero.

I murales

Per molto tempo, proprio a causa della sua natura industriale, Glasgow è stata definita una città cupa e grigia. Per sfatare questo mito, negli ultimi anni sono sorti giganteschi murales che hanno letteralmente acceso e dato anima agli edifici su cui sono dipinti.

Ho trovato un bellissimo sito (che vi riporto qui), dove sono presenti le descrizioni, il significato implicito e l’ubicazione di tutte le opere.

Un’autentica caccia al tesoro per scoprire i murales che ci celano dietro a ciascun angolo di Glasgow!

Uno dei murales più belli di tutta Glasgow
Uno dei murales più belli di tutta Glasgow

 

L’avveniristica area del porto

C’è un detto che dice: “Il Clyde fa Glasgow e Glasgow fa il Clyde”.

Il Clyde è il fiume che collega Glasgow direttamente al porto.
Ha fatto le fortune e le ricchezze della città e le loro anime sono indissolubilmente legate fra loro. Un tempo qui sorgevano i cantieri navali. Oggi invece quest’area è sede delle stazioni televisive, come la BBC, e ospita due enormi strutture per eventi e concerti.

Il SEE Hydro, ad esempio, ha la forma di un’astronave ed è composto da milioni di piccoli Led che di notte, quando viene illuminato, assume le sembianze di un’astronave pronta per decollare.

Al suo fianco si trova invece il “Clyde Auditorium“, meglio conosciuto come il “SEC Armadillo“, proprio per la sua particolare forma, anch’esso luogo di concerti ed eventi.

Il SEE Hydro in tutta la sua imponenza. L'esterno è circondato da una copertura di Led che di notte lo rendono un'attrazione assolutamente unica
Il SEE Hydro in tutta la sua imponenza. L’esterno è circondato da una copertura di Led che di notte lo rendono un’attrazione assolutamente unica

Per concludere

Non fatevi quindi ingannare dalla sua aria da vecchio lavoratore stanco, affaticato da anni e anni da duro lavoro.
Nelle strade di Glasgow infatti batte un cuore pulsante e pieno di vita, amante dell’arte e del divertimento, che non aspetta altro che essere scoperto.

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