Viaggiare nel Medioevo di Roberto Orsi

Viaggiare nel Medioevo di Roberto Orsi

Nel libro “Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita” e l’intervista con il suo autore, Federico Pace, abbiamo visto che esistono tante forme di viaggio.
Lunghi, brevi, verso mete lontane o vicine… Ce n’è per qualsiasi gusto!

Oggi, in collaborazione con Roberto Orsi, autore del sito “Thriller storici e dintorni” abbiamo pensato di creare un articolo dedicato a un tipo di viaggio molto particolare: quello vissuto in epoca medioevale.

Quindi zaino in spalla e… si parte!

Direttamente dalla penna di Roberto Orsi

Buongiorno lettori,
per prima cosa vorrei ringraziare Elisa per avermi proposto questo spazio sul suo bellissimo blog dedicato ai viaggi.
“Sempre pronta per partire” è continua fonte di ispirazione per tutti coloro che amano i viaggi.
Chi adora conoscere nuovi luoghi da esplorare, ha sicuramente molti spunti dagli articoli preparati da Elisa.
Viaggiare permette di aprire la mente, interagire con culture diverse che possono sempre insegnarci qualcosa. 

Sicuramente anche la lettura ha un potere molto simile. 
Anche leggere è un modo di viaggiare, diverso, non fisico ma mentale. È possibile visitare luoghi sconosciuti e tempi passati con il semplice volo della fantasia.

Ecco che alla proposta di Elisa di coniugare storia e viaggi, unire quindi i nostri due blog, non ho potuto esimermi dall’accettare. Complici alcuni approfondimenti presentati sul mio gruppo Facebook, abbiamo deciso di proporvi questo articolo che approfondisce alcuni aspetti del viaggiare in epoca medievale.

Un esempio della condizione dei viaggiatori durante il Medioevo

Il viaggio nel Medioevo

Il Medioevo: un periodo storico che abbraccia circa mille anni, così dibattuto e discusso da studiosi e semplici appassionati, ma così affascinante, almeno per me.

Tutt’altro che un’epoca buia, come è stato etichettato successivamente, nel medioevo i viaggi e gli spostamenti erano più frequenti di ciò che si possa immaginare.

Viaggiare diventa un fatto di massa: dall’atto spirituale con i pellegrinaggi verso santuari e luoghi per l’espiazione dei propri peccati, ai lunghi tragitti dei mercanti che si spostano di città in città per i loro traffici commerciali.
E ancora soldati, nobili, contadini, diseredati: un gruppo eterogeneo di persone che animava le vie di collegamento.

Come scrive il Prof. Franco Cardini in un’intervista sul sito Pearson.com, sul senso del viaggiare in epoca medievale:
“Per il mondo medievale, il viaggio è fondamentale come esperienza simbolico-metaforica perché è la metafora della vita: la vita è un viaggio, dalla nascita fino alla morte, dopo la quale vi è il passaggio alla vita eterna.
Quindi, tutte le volte che si viaggia si ripercorre spiritualmente il viaggio dell’esistenza.
Un viaggio anche piccolo è l’occasione per meditare sul grande viaggio dell’esistenza.”

 

Viaggiare: un’esperienza molto difficile

Ma come si viaggiava nel Medioevo?
Molto bella è la similitudine proposta da Cosimo Damiano Fonseca, autore di “Viaggiare nel Medioevo: percorsi, luoghi, segni e strumenti”.
Immaginate di dover percorrere regolarmente sentieri di campagna e di montagna, magari in piena stagione invernale, dimenticando la comodità dell’asfalto.
“Solo in queste condizioni, quando si cammina su strade polverose, piene di buche e cosparse di sassi, su strade che, d’autunno, si coprono di fango, nel quale si sprofonda fino alle caviglie, e che, d’inverno, solcate dai veicoli, gelano, rendendo il percorrerle un’avventura per l’uomo e ancor più per gli animali, che rischiano continuamente di rompersi una zampa, ebbene solo allora si sperimentano i disagi provati dai contadini in tempi lontani, quando volevano raggiungere i loro campi, o le difficoltà dei pellegrini, dei mercanti e di ogni altro tipo di viaggiatori del Medioevo.
Solo così si comprende appieno la funzione basilare delle strade”.

 

Le condizioni delle vie di comunicazione erano quindi molto precarie.
Per la maggior parte si tratta di viottoli di campagna, non lastricati, con scarsa manutenzione dovuta soprattutto all’instabilità politica che regnava in quel periodo.
Ci si spostava prevalentemente a piedi, e, solo per i personaggi più insigni, a dorso di muli o a cavallo.
Era infatti caduto quasi in disuso il trasporto tramite veicoli a ruote e d’altra parte le ridotte dimensioni delle strade non avrebbero permesso in molti tratti il passaggio di carri.

I pellegrini si spostavano prevalentemente a piedi con equipaggiamento davvero ridotto: un mantello, un cappello a larghe tese, la bisaccia e il bordone (un bastone con punta metallica).

Ostello per Pellegrini
Uno dei primi ostelli per pellegrini e viandanti

La nascita dei primi ostelli

Da rimarcare come, con lo spostarsi di questa grande massa di persone, la strada, con i vari punti di sosta tra ostelli e locande, divenne un importante crocevia, che sicuramente contribuì ad arricchire le conoscenze e incentivò lo scambio culturale.
La necessità di sostare per rifocillarsi e riposare portò alla nascita di tanti hospitia e tabernae, e più in generale di strutture ricettive che portavano conforto ai viaggiatori e permettevano lo stallaggio degli animali.

L’ospite era considerato sacro, sia nella cultura romana che in quella germanica.

Questo fu un presupposto fondamentale per la nascita e proliferazione di strutture ecclesiastiche che assicuravano alloggio e ristoro ai pellegrini.
Lo xenodochio (in Latino: xenodochium, dal greco ξενοδοχεῖον – xenodochèion, da xénos, ospite, e dochèion, ricettacolo, da dèchomai ricevo) era una struttura di appoggio ai viaggi nel Medioevo, adibita a ospizio gratuito per pellegrini e forestieri.

 

Più piccolo di un hospitale, era in genere posto sul percorso di una via di pellegrinaggio (come il cammino di Santiago di Compostela o la via Francigena) e veniva gestito da monaci che offrivano alloggio e cibo gratuitamente.

Inoltre, lungo le vie di comunicazione più trafficate, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno, venivano attrezzate delle capanne, strutture temporanee in cui si offriva cibo e vino.
Infine, assistiamo alla nascita di quelli che oggi chiamiamo venditori ambulanti, che vendono cibi alle sagre o agli eventi a bordo del proprio furgone. Ebbene, già nel Medioevo alcuni si improvvisarono venditori a bordo di semplici carri da cui offrivano bevande e qualche prodotto freddo.

I viaggi della fede

Per concludere, una menzione particolare meritano i viaggi oltremare verso la Terra Santa.
Un viaggio della “speranza”, come  diremmo oggi.

Stipati come sardine su imbarcazioni che tutto erano tranne che navi da crociera di ultima generazione.
Sei settimane di viaggio, nutrendosi con cibo e acqua di scarsa qualità, assuefatti dalla noia e scomodità di ogni genere.

 

Il porto di Venezia era quello più attivo nell’organizzazione dei viaggi per la Terra Santa.
Gli armatori lagunari offrivano due tipologie di imbarcazioni: grandi galere a remi, comode e sicure, ma molto costose; piccoli vascelli per uso dei poveri, che venivano riempiti fino all’inverosimile.

Oltre alla noia, il principale nemico della spedizione era sicuramente rappresentato dai pirati.
In caso di attacco, ai pellegrini era richiesto di partecipare attivamente alla difesa della nave e della propria vita. Sebbene fossero esenti da quest’obbligo a causa dell’ispirazione religiosa del loro viaggio, combattevano di solito con lo stesso coraggio degli altri.
La quota pagata comprendeva vitto e alloggio per tutto il viaggio, compreso il soggiorno in Terra Santa.

Mercante nel medioevo
Un dipinto con la figura di un mercante dutante il Medioevo

Per concludere

Spero che questo breve excursus in viaggio nel mondo medievale abbia suscitato il vostro interesse.
Un argomento che di certo merita di essere approfondito attraverso le tante pubblicazioni specialistiche che lo trattano.

Grazie ancora a Elisa per avermi invitato a casa sua, spero di averne degnamente ripagato la fiducia.

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